In occasione dei vent’anni di Jackie Brown Vertigo24 ha deciso di omaggiare una delle pellicole più mature e sottovalutate della carriera di Quentin Tarantino. Il film del 1997 tratto dal romanzo Rum Punch di Elmore Leonard, non solo ha esaltato le doti attoriali di Samuel L. Jackson (il ruolo del criminale Ordell gli è valso infatti il premio come miglior attore al festival di Berlino) ma ha rilanciato le carriere di Robert Forster e Pam Grier, mitica interprete del personaggio principale. Tarantino, pur di lavorare con la Grier, ha cambiato le fattezze della protagonista originale, rendendola afroamericana e modificandone il cognome in Brown (nel libro si chiama Burke ed è bionda e bianca), in onore dell’iconica eroina Foxy Brown, interpretata dall’attrice nel ’74.

Pam e Quentin erano destinati a lavorare insieme. Il regista, suo grande fan, la chiamò alle audizioni per il ruolo di Jody, la moglie di Eric Stolz in Pulp Fiction, ma ad avere quella parte, come tutti ben sappiamo, fu Rosanna Arquette. Il motivo? Secondo Tarantino, Eric Stolz che urla a Pam Grier di stare zitta non era per niente credibile. Il buon Quentin, però, fece una promessa a Pam: un giorno avrebbero lavorato insieme. E così fu. Le cucì addosso un ruolo fatto su misura. La bella ed elegante attrice vestì i panni dell’avvenente Jackie Brown, una hostess che per arrotondare il suo misero stipendio contrabbanda denaro per il losco criminale Ordell Robbie, il trafficante d’armi magistralmente interpretato da Jackson. Di ritorno dal Messico, la donna viene fermata e arrestata da due agenti dell’antifrode, sulle tracce del criminale da diverso tempo. Pur di ottonere l’immunità Jackie decide di collaborare e grazie alle sue doti e alla sua spiccata intelligenza raggira polizia e criminali, trovando addirittura un inaspettato amore.

Il terzo lungometraggio del regista è un chiaro omaggio ai film ‘’blaxploitation’’, genere di pellicole che nacque negli USA durante gli anni ’60 e vedeva come protagonisti assoluti attori e attrici afroamericani e giocava con gli stereotipi tipici di quella cultura in realtà lanciando grandi critiche alla società dell’epoca. Tarantino celebra la figura della donna forte e decisa a eliminare i maschi che le hanno fatto un torto. Ed è proprio per questo che la scelta della protagonista ricade su Pam Grier, regina di un genere cinematografico cult che esaltava gli eroi afroamericani. In Jackie Brown la blaxploitation (connunbio di due parole: black – nero; exploitation – sfruttamento) viene spogliata del suo significato etico e politico e utilizzata dal regista per descrivere, con molta lucidità, un nuovo tipo di cultuta afroamericana. I ‘’negri’’ che ci mostra il regista non sono più vittime dei pregiudizi e della gretta società statunitense anni ’70, ma carnefici di feroci reati che vivono nel vizio e nell’avidità. L’esempio più lampante del declino dell’eroe nero è proprio il personaggio di Samuel J. Jackson, bastardo dal grilletto facile che non esita un secondo a pugnalare alle spalle i propri soci ma allo stesso tempo irresistibile nel suo stile funky.

Non fu facile per Tarantino riconfermarsi dopo i suoi precedenti capolavori. Ma a sorpresa il regista sorprese ancora tutti. Innanzitutto sceglie di seguire una logica narrativa sequenziale con un’insolita compostezza dei toni, lasciando parlare gli sguardi dei suoi protagonisti accompagnati dalla scelta di una colonna sonora sublime. La maturità del regista è visibile nella parte centrale della pellicola, dove invece che eccedere nella violenza o nella velocità, preferisce raccontare le sfumature dei suoi personaggi, in funzione e in preparazione di un finale particolarmente animato e ricco di colpi di scena. Rimarrà negli annali del cinema la sequenza del centro commerciale: nel momento decisivo Tarantino butta giù la maschera e decide che è arrivato il momento di dar libero sfogo alla sua genialità; ci propone per ben tre volte la stessa scena di notevole tensione narrativa, ripresa da diverse e opposte prospettive, per descriverne ogni risvolto, per portarci quasi dentro lo schermo. La cosa fantastica è che lo spettatore conosce perfettamente come andrà a finire ma si sente lo stesso rapito, coinvolto e non può fare a meno di tifare per l’inedita coppia composta da Robert Forster e Pam Grier.

E la musica, come sempre componente fondamentale nei suoi film, non è un semplice supporto alle immagini ma parte integrante delle stesse. La sequenza iniziale che vede Jackie Brown scorrere elegantemente lungo il nastro trasportatore dell’aereoporto sulle note di ‘’Across 110th Street’’ di Bobby Womack evidenzia la vasta cultura musicale del nostro amato regista. Brani come ‘’Street Life’’ di Randy Crawford o ‘’Didn’t I (Blow Your Mind This Time) dei Delfonics non sono casuali sottofondi ma veri e propri interpreti virtuali in questa pellicola, ricca di virtuosismi e continui rimandi alle sue opere precedenti.

Nella filmografia di parecchi registi un’opera come Jackie Brown sarebbe considerata un gioiello, ma nei riguardi di Quentin Tarantino le aspettative erano molto alte, sopratutto da parte dei suoi stessi  e fin troppo esigenti ammiratori, colpevoli di non aver saputo apprezzare pienamente un film vero e intimo, che ha toccato la sensibilità di numerosi cinefili e che ancora oggi viene ricordato con immenso affetto.

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Studente e grandissimo appassionato di cinema. Editor presso IlTermopolio e Uni Info News. Sin da bambino s'innamora dell'universo cinematografico e della cultura iberica, ama scrivere, correre, viaggiare e cucinare. Divoratore seriale di libri, album e serie TV. I suoi registi preferiti sono Sergio Leone, Stanley Kubrick, Pablo Larrain e Denis Villeneuve.

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