A pochi giorni dall’uscita nelle sale di A Beautiful Day – You Were Never Really Here, un incontro con la regista Lynne Ramsay (…e ora parliamo di Kevin) e con il protagonista Joaquin Phoenix ci porta a esplorare il processo creativo dietro questo thriller sanguinario e introspettivo.

Il film, scopriamo, ha poco a che vedere con il racconto di Jonathan Ames da cui è tratto.

Ho scelto di modificare parecchio la storia rispetto al materiale originale” spiega la Ramsay, “è stato più fonte d’ispirazione che una vera e propria base. Il riferimento al film Psycho di Hitchcock, per esempio, non c’era; viene in parte dalla passione di mia madre per gialli e thriller, e in parte dall’improvvisazione di Joaquin, che poi abbiamo tenuto nel film”.

Per Phoenix, che interpreta il sicario Joe, ex soldato traumatizzato dalla guerra e dalle violenze subite da piccolo, è stato tutto un lavoro di scoperta.

Non so davvero da dove sia uscito questo personaggio” confessa, “penso sia frutto di una bella sceneggiatura e di lunghissime, labirintiche conversazioni tra me e Lynne. Da parte mia ho letto molto su come gli abusi durante l’infanzia possano influenzare il cervello di una persona; e in effetti Joe si comporta in modo strano, basti pensare che fa irruzione in un edificio e munito solo di un martello affronta uomini armati di pistola. A causa di ciò che ha subìto non ragiona in modo logico. È come se avesse continuamente i fuochi d’artificio che gli esplodono in testa”.

I due artisti parlano con affetto del frenetico periodo delle riprese: “Tutto è partito da un’ispirazione che non sapevamo dove avrebbe portato, tantissima fortuna e una troupe giovane e appassionata. Un lavoro bellissimo, avrei voluto che non finisse mai” afferma la regista.

Le riprese sono state una gioia, anche se per Lynne è stata durissima, avevamo pochissimo tempo per fare tutto e ogni giorno lavoravamo a ritmi serrati. Le sono molto grato e per ricambiare le ho regalato circa settanta ore di…cacca” ride Phoenix, “da cui lei in qualche modo è riuscita a trarre il meglio”.

Un ruolo speciale ha avuto la colonna sonora firmata da Jonny Greenwood, che Lynne Ramsay descrive come uno splendido regalo. “Ho scritto la sceneggiatura mentre mi trovavo in Grecia, a Santorini, nel silenzio quasi totale” racconta la regista, “Quando scrivo uso moltissime indicazioni sul suono. Poi sono tornata a New York e il suo frastuono perpetuo mi ha fatto pensare: è così che dev’essere il rumore dell’inferno. A questo paesaggio sonoro abbiamo avuto la fortuna di aggiungere le musiche di Greenwood, che a volte sono quasi un personaggio a sé stante, portano la storia in una direzione per poi catapultarci in un’altra”.

Lavorare con un budget ridotto e una produzione modesta non sembra essere stato un ostacolo. Citando la Ramsay: “siamo abituati a grandi spettacoli come le mega-produzioni della Marvel, ma a me piace puntare sul montaggio, sulle musiche, sulla bravura degli attori. Semplicemente, mi piace fare cinema. I personaggi complessi mi interessano più delle scene d’azione”.

Un punto di vista condiviso da Joaquin Phoenix, che afferma: “Per me le dimensioni della produzione non sono importanti, mi interessano solo la storia da raccontare e le persone che ci lavorano”.

A Beautiful Day, vincitore dei premi per la miglior sceneggiatura e per il miglior attore al Festival di Cannes, approderà nei cinema italiani il 1 Maggio.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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