Cosa succede quando ci infatuiamo di qualcuno tanto diverso da noi da apparirci fuori dalla nostra portata, magico, irraggiungibile? E cosa significa buttarsi e mettersi davvero in gioco nell’epoca del social stalking sempre alla portata di tutti? Rischieremmo lo stesso di essere noi stessi fino in fondo, se potessimo spoilerare dettagli utili sulla vita della persona che ci interessa?

Si interroga su questo A Case of You: Sam, giovane scrittore su commissione in crisi, è invaghito di Birdie, l’affascinante barista della caffetteria vicino casa. Riuscirà a trovare il coraggio di farsi avanti solo quando, complice la pagina Facebook di Birdie, potrà esercitarsi a diventare il suo uomo ideale. Tra una lezione di chitarra con lo strampalato Sam Rockwell, una scalata e un ritiro spirituale, la conquista della ragazza si intreccia indissolubilmente con il viaggio di Sam alla scoperta, anche amara, di se stesso. Nel tentativo di scrivere per la prima volta un libro vero e intimo, Sam passa infatti tutte le fasi di un (tardivo) coming of age sentimentale, attraverso le pagine virtuali, e le tappe, del romanzo che prende corpo e forma insieme al formarsi del sentimento tra lui e Birdie: prima la contemplazione, poi l’avvicinamento, infine il rigetto della Musa/oggetto del desiderio.


A Case of You ci racconta la difficile fusione tra individui, lo stressante ingresso nella vita dell’altra persona, nel gioco di aspettative create, mantenute o mancate che assottiglia il confine tra concreto e immaginario. Justin Long è in parte nel ruolo del dolce e freddo imbranato, ma è la grazia di Evan Rachel Wood che delicatamente delinea la sua Birdie, impregnandola molto della propria personalità e dei propri talenti, a sorreggere il duetto. E la leggerezza dei movimenti della narrazione, che prende ampi respiri per lasciarsi trascinare anche dall’ironia e dall’assurdo, rende efficaci gli spunti di riflessione che rimangono lì, ad aleggiare nell’aria anche dopo la visione.

Questo piccolo film di Kat Coiro, presentato al Tribeca Film Festival 2013, così lieve e imperfetto, colpisce e poi frantuma la patina sottile tra virtuale e reale, raccontandoci quel passaggio traumatico ma necessario, individuale e individualista di un’autocoscienza emotiva, sempre più a rischio in un’epoca di virtualizzazione dei rapporti, e delle personalità. A Case of You, gioca con gli stereotipi della classica commedia romantica, raccontandoci il finto preludio di un amore, in cui il valore degli addendi è falsato, il risultato non torna, eppure qualcosa (di autentico) succede. Proprio sotto il naso dell’ignaro protagonista.

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Per me il cinema è un meraviglioso gioco, o un gioco meravigliosamente serio. Che viaggia al confine tra il Maestro della suspense Hitchcock, il nonsense dei fratelli Marx e di Mel Brooks, la poesia di Chaplin. Fino a toccare le acrobazie linguistiche di Tarantino, e quelle fisiche del cinema di Hong Kong.

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