1929, Berlino. L’ispettore della Omicidi di Cologne Gereon Rath (Volker Bruch) viene trasferito nella capitale della Weimer per seguire uno spinoso e misterioso caso in cui pornografia, crimine organizzato e pericolose tecniche di ipnosi si mescolano in una matassa ardua da sbrogliare. Il suo cammino si intreccerà con quello di Charlotte Ritter (Liv Lisa Fries), un ragazza dalla doppia vita che di giorno aiuta la polizia nella catalogazione dei casi d’omicidio.

38 milioni di euro, 5000 comparse, 300 location e 180 giorni: la macchina messa in moto per realizzare Babylon Berlin è imponente, azzardata e coraggiosa. È una serie dal taglio cinematografico che alza la posta in gioco, proponendo di cambiarne le regole. Una produzione co finanziata da Beta Film, ARD e Sky che avvicina il prodotto europeo a serie epiche come Game of Thrones o Boardwalk Empire. È un colossale crime noir che dimostra la sua maestosità sin dalla prima enigmatica sequenza, gettando lo spettatore nella mente di Rath, anticipando con un montaggio serrato quello che accadrà ovvero misteri, cospirazioni, spionaggio, traumi, guerra, morte, sesso e dolore, prima di riportarlo spaesato e incuriosito nella Berlino del ’29, una Berlino caotica e cosmopolita. Un babilonia capace di attrarre a sé giovani, artisti e attivisti di ogni movimento politico, trasformando la città in un crocevia di intrighi e cospirazioni, in un polo che alimenta ogni tipo di estremismo, politico, sociale e sessuale che sia. Quello che viene fotografato è un mondo all’orlo di un baratro che si intravede, ma è ancora avvolto nella nebbia. Una Repubblica di Weimer dove sono la confusione e la dissoluzione a regnare sovrane. Al luccicante universo della sperimentazione e alla libertà dei costumi, dei cabaret e del jazz, si oppone quello dominato dalle ombre e dai fantasmi della prima guerra mondiale, dalla povertà e dal malcontento generale, in un momento in cui il fragile ordine sociale è mantenuto anche grazie al controllo di organizzazioni criminali. Un periodo che per molti aspetti ci parla dell’Europa d’oggi.

Ispirata alla serie di romanzi di Volker Kutscher, Babylon Berlin, pur concentrandosi su Charlotte e Gereon, ruota intorno ad una coralità di personaggi. Apparentemente slegati tra loro, questi sono in realtà pedine di un unico gioco, pezzi di un puzzle destinati inevitabilmente ad incastrarsi, creando senso solo nel loro intreccio che si dispiegherà nell’arco di sedici puntate divise in due stagioni. Scritto e diretto da Achim von Borries, Hendrik Handloegten e Tom Tykwer, che già ci aveva abituato alla maestosità con Cloud Atlas e Sense8, Babylon Berlin è una gioia per gli occhi. I costumi sono curati nei minimi dettagli, così come i set che, in particolare nelle scene di cabaret, ricordano la grandezza delle scenografie dei film di Baz Luhrmann. E così in questa ragnatela di inganni e cospirazioni che la Berlino del ’29 cade anche lo spettatore, complice la colonna sonora di Johnny Klimek e Tom Tykwer, che ben cattura la doppia anima della città, quella cupa e inconfessabile e quella superficiale e spumeggiante. Se quella lanciata dalla serie, in arrivo su Sky Atlantic dal 28 Novembre, era una scommessa è stata sicuramente vinta.

 

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Cinefila e telefilm dipendente, ha promesso di trovare qualcosa da scrivere su di sé, ma è rallentata dalla sua tendenza alla procrastinazione. Dicono che sia figlia unica, ma ha un cane.

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