Quand’è che un opera d’arte è finita? Come ce se ne può accorgere? Secondo l’Alberto Giacometti protagonista di questo Final Portrait, un ritratto potrebbe non essere mai concluso. Potrebbe modificarsi all’infinito ed arrendersi ad un risultato finale sarebbe solo un compromesso. Ecco perchè lo scultore e pittore italiano ha impegato diversi giorni per consegnare nel 1964 a Parigi il ritratto dell’americano James Lord costretto a rimandare in continuazione la sua partenza in attesa che l’artista abbia concluso il suo lavoro. Uno aspetta l’ispirazione, l’altro aspetta la conclusione, entrambi godono della presenza dell’altro per venti giorni. Di questo racconta l’ennesimo film da regista di Stanley Tucci che altro non è che la storia già vista dello scontro tra genialità e pragmaticità.

final portrait

Aiutato dalla coppia ben amalgamata (e ben scelta) composta da Geoffrey Rush (un fuoriclasse di natura) e Armie Hammer (un modello prestato al cinema), Final Portrait riesce nel suo scopo di voler narrare senza stupire ma cercando semplicemente l’empatia con lo spettaore. Qualche guizzo di regia si intravede quando si prova ad inquadrare da diverse angolature la stessa situazione, come a voler dare forma al processo creativo di un pittore davanti al suo soggetto, ma sono azioni limitate all’interno di un prodotto perlopiù privo di eccessi. Tucci prende giustamente la decisione di lasciar respirare la sceneggiatura in cui si intravede un significato molto più forte di quello che potrebbero, in questo caso, apportare delle immagini superflue. Il risultato dunque non sorprende ma desta interesse per la sincerità della storia messa in scena e la bravura dell’attore britannico. Si rimane con l’impressione, però, che si potesse dire o fare qualcosa di più nei confronti di questo personaggio il cui potenziale appare sempre come una bomba inesplosa nel tentativo di livellarsi con la sua controparte che ne rimane troppo affascinata per innescare veramente l’ordigno.

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Il suo cinema del cuore è quello che sta tra Margot Tenenbaum e Frances Ha. Una volta ha anche provato a vedere un cinecomic, ma è una cosa divertente che non farà mai più

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