Gus van Sant approda a Berlino con il biopic sul vignettista americano John Micheal Callahan. Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot,  si focalizza sulla vita del vignettista a partire dall’incidente che l’ha reso tetraplegico e  l’ha costretto a fare i conti  con il suo alcolismo, rivedendo  in pieno la sua vita,facendo i conti col suo passato problematico. Ad intervalli, compaiono a tutto schermo le sue vignette irriverenti, all’epoca considerate dai molti irrispettose, oggi definite pregne di black humor e soprattutto di vitale cinismo. Fu dopo l’incidente infatti che Callahan inizio a disegnare piccoli sketch sulla sua vita (e non solo). Scrisse anche due biografie i cui titoli esprimono a pieno il suo carattere: il primo omonimo del film di Gus van Sant,  il secondo ironicamente chiamato Will the Real John Callahan Please Stand Up?

Il film di Gus van Sant non gode di una particolare originalità ma, pur  avendo dinamiche e svolte narrative fin troppo prevedibili (con annesso finale strappa lacrime), riesce a farsi forte dei suoi interpreti. Primo far tutti un bravissimo Joaquin Phoenix dai capelli rossi, che restituisce alla perfezione il disagio dell’alcolismo, e l’originalità della persona, donando a John Callahan le sfumature necessarie che la storia (ispirata comunque alla biografia) non riesce a cogliere fino in fondo (da annotare fra le migliore scene di sempre la doccia iniziale intervallata da pause per fumare la sigaretta).

Dopo l’incidente che lo portò inevitabilmente alla necessità di un cambiamento, (avvenuto anche grazie anche ad Annu, interpretata da Rooney Mara),  Callahan iniziò a  frequentare un gruppo di alcolisti, guidato da Donnie, nel film un biondissimo Jonah Hill. L’attore americano si riconferma ancora una volta (non l’abbiamo mai dimenticato da The Wolf of Wall Street) uno dei migliori caratteristi dei nostri tempi, che qui coniuga  alla perfezione il lato comico della vita con quello drammatico intrinseco ad esso.

Uno dei primi insegnamenti di Donnie è quello di assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni e quindi del proprio alcolismo, smettendo di incolpare  gli altri. La colpa non è quindi  della madre di Callahan che l’ha rifiutato appena nato  né tanto meno il tizio conosciuto al bar, alla guida della macchina la notte dell’incidente. Il tizio in questione si chiama Dexter aka Jack Black, che ancora una volta sfrutta la sua fisicità e il suo volto da satiro, per caratterizzare il personaggio. Sono proprio gli attori a rendere il film di Gus van Sant un film degno di essere visto,  che ci riporta anche nella bella atmosfera degli anni 90, mentre seguiamo John Callahan che per spostarsi da un posto all’altro, sfreccia sulla sua sedia a rotelle.

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