Dopo averci deliziato con Logan Lucky, Steven Soderbergh firma un’altra incredibile regia, e questa volta decide di usare un iPhone per riprendere gli eventi. Forte della sceneggiatura di  Jonathan Bernstein e James Greer,  Soderbergh gira  Unsane, presentato alla Berlinale 68. Protagonista Clare Foy, nei panni della bella Sawyer Valentini, la cui vita prende una piega inaspettata, dopo aver confessato a una psicologa di essere stata vittima di uno stalker.

La scelta di usare un Iphone al posto di una macchina da presa  ci  conferma, ancora una volta, quanto Soderbergh da eccellente regista, sia  in grado di ripensare il cinema secondo il mezzo attraverso il quale  si palesa.  È proprio l’iphone l’oggetto fondamentale, l’oggetto testimone per eccellenza, partecipe di tutti gli eventi che accadono davanti alla sua fotocamera. L’iphone ridisegna tutto il quadro e risignifica la storia che seguiamo:  se già la mdp infatti può essere considerata, figurativamente parlando, alla stregua di uno stalker (il grande occhio che sempre ci guarda e registra ogni informazione su di noi), l’iphone, oggetto onnipresente (sempre nelle nostre tasche), è lo stalker per eccellenza.  Soderbergh infatti lo piazza un po’ dappertutto, fermo su un mobile o leggermente nascosto fra i faldoni di un tavolo da ufficio. In questo è il complice perfetto per il regista che può riprendere la vicenda di Sawyer. E lo fa senza tanto rumore, come una spia silenziosa (il film è stato  girato in una settimana e di nascosto).

Occorre inoltre spendere qualche parola per Clare Foy, che ha iniziato ad incantarci già da The Crown. L’attrice britannica, dal viso incredibilmente sfaccettato e stordente, interpreta un personaggio che è sicuramente  vittima degli eventi ma che in qualche modo non ci convince mai fino in fondo. Presi dal mistero e dall’atmosfera del film, non sappiamo bene che direzione seguire. Chi è il vero colpevole? Chi il vero insano?  Sappiamo solo che il vero  stalker è quell’oggetto a noi tanto famigliare dentro il quale tutto accade, che Soderbergh usa con un’incredibile maestria.

Unsane è probabilmente figlio dell’ondata travolgente del #metoo, ma il discorso è più ampio e incredibilmente più vario. Se insistiamo a riflettere sull’uso dell’oggetto Iphone, il cervello dello spettatore può deliziarsi fra gli infiniti ragionamenti che questa scelta comporta. Mettendo da parte il discorso della violenza sulla donna  siamo ancora  concentrati su quello che la “telefonia” odierna può farci diventare: il continuo collegamento social o l’ansia della visualizzazione,  non trasformano potenzialmente anche noi in degli stalker? Ma Soderbergh con la sua scelta disegna l’unica visione possibile, riuscendo a fare ciò che il cinema ha l’obbligo di fare, descrivere la realtà in cui vive, a 360°. Così, indipendentemente da tutto, l’iphone ci permette anche di girare un film in una settimana.

Unsane ci lascia davvero stupiti, quando usa i filtri di colore (che tutti possiamo usare con un semplice click) e quando spia da lontano la sua protagonista,  doppiamente stalkerata  dall’oggetto scelto per riprendere e da David Strine (Joshua Leonard).

Una delle stalker più famose dell’immaginario narrativo (prima letterario con Stephen King e poi cinematografico grazie a Rob Reiner) è sicuramente Annie Wilkes, protagonista di Misery non deve morire. Soderbergh questo non lo dimentica, e inserisce nel suo film moltissimi riferimenti alla storia interpretata dalla magistrale Kathy Bates. Così, solo con un Iphone, Soderbergh ci intrattiene e al contempo apre il suo Unsane ad un ampio campo di pensabilità. E questo solo un grande regista lo sa fare.

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