Black Lightning: la recensione della nuova serie Netflix

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Che siano in tv o al cinema, le trasposizioni dei fumetti iniziano sempre con la classica origin story di un giovane supereroe che sperimenta nuove e sconosciute abilità. Per questo, già al primo sguardo, Black Lightning spicca fra gli altri adattamenti di casa DC Comics: il protagonista non è un ragazzino che scopre i suoi poteri, ma un uomo di mezza età che da tempo ha rinunciato alla vita da supereroe. Cress Williams (Prison Break, Hart of Dixie) interpreta Jefferson Pierce, rispettabile preside del liceo Garfield e padre orgoglioso di due ragazze. Il fatto che possa manipolare l’elettricità è solo un dettaglio: da dieci anni, per una promessa fatta all’ex moglie Lynn (la Christine Adams di Terra Nova e Agents of SHIELD) ha abbandonato la carriera del vigilante mascherato. Ma limitarsi ad assistere mentre la criminalità dilaga e aumentano gli scontri razziali è sempre più difficile, e quando la gang dei 100 arriverà a minacciare la sua famiglia, Jefferson sarà costretto a riprendere i panni del Fulmine Nero.

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Una storia di rinascita tutto sommato convenzionale e già vista, ma che presenta alcuni spunti originali. Sappiamo che, nonostante sia prodotta da Greg Berlanti, noto creatore dell’Arrowverse, Black Lightning non avrà contatti con le altre serie targate DC che ne fanno parte, ovvero Supergirl, The Flash, Arrow e Legends of Tomorrow. Questo non può che essere un bene, per una serie che già dal pilot sfoggia una direzione tutta sua: l’attenzione si concentra sui personaggi, più che sull’aspetto supereroistico.

Oltre al protagonista, non particolarmente carismatico, ma perfettamente calato nella parte, hanno una grande importanza le sue due figlie. Nafessa Williams (Twin Peaks) è convincente nel ruolo di Anissa, giovane attivista che come il padre inizia a mostrare abilità fuori dal comune (nei fumetti è anche lei una supereroina, con il nome di Thunder). Jennifer, la minore delle sorelle Pierce che ha il volto della star di Disney Channel China Anne McClain, ha una vena più ribelle: è lei la causa principale del ritorno in azione del padre. Nel complesso la rappresentazione della famiglia Pierce, e della comunità di afro-americani in cui è inserita, è cruciale per lo sviluppo della serie, che ruota più intorno ai problemi della comunità nera negli Stati Uniti che al “secondo lavoro” di Jefferson. Completano il quadro James Remar (Sex and the City, Dexter) nei panni di Peter Gambi, mentore e aiutante di Jefferson sulla falsariga dell’Alfred di Batman, e l’immancabile villain, Tobias Whale, un malavitoso albino interpretato dal rapper Marvin “Krondon” Jones III.

Scritta dai coniugi Mara Brock e Salim Akil, la serie, di cui sono previste tredici puntate, non è di sicuro un prodotto rivoluzionario: i personaggi, per quanto piacevoli, sono tratteggiati in modo prevedibile, così come la trama, e le scene d’azione sono dimenticabili. Ma parliamo pur sempre della prima serie targata CW con un protagonista di colore e con una tematica, la discriminazione razziale, quanto mai attuale. Dal network statunitense Black Lightning è appena passata alla distribuzione internazionale su Netflix, e saranno inevitabili i paragoni con Luke Cage, altra serie su un supereroe di colore, nata dalla collaborazione fra il colosso dello streaming e la Marvel Television. Ma si tratterebbe di un confronto inutile, sia perché la qualità è completamente diversa, sia perché il target di riferimento di Black Lightning è molto più giovane.

Un messaggio politico semplificato e accattivante, fatto di citazioni di Martin Luther King e intersezionalità femminista, avvolto in un’estetica un po’ da soap-opera: non farà la storia, e anzi entrerà nel sempre più affollato novero dei tv comics, ma per molti potrebbe diventare un valido passatempo.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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