La ghiandaia azzurra (blue jay) è una rara specie volatile che sorvola i cieli freddi dell’America settentrionale; si riconosce per le delicate piume blu e bianche che la ricoprono e per i suoni striduli che emette quando procaccia del cibo per i suoi piccoli. Sembra quasi di scorgerla mentre taglia le nuvole nelle prime inquadrature di Blue Jay, soggettive in viaggio rivolte verso le punte degli alberi create da Alex Lehmann, esordiente dietro la macchina da presa, per accompagnarci nel mondo del film. Un mondo che dura giusto il tempo di far sorgere e tramontare il sole, una giornata, un ricordo nella vita, fotografato attraverso il bianco e nero delle vecchie diapositive dalla grana profonda ed espressiva che rivela ogni granello di polvere, ogni sfumatura di un racconto in attesa di essere colorato dalla presenza degli attori.

Gli attori, Mark Duplass (qui anche in veste di produttore e sceneggiatore) sta sulla scena insieme ad un’unica compagna, Sarah Paulson. Lei l’avrete vista in numerose serie tv di successo, da American Horror Story a The People v. O. J. Simpson, lui è il capostipite del movimento indipendente mumblecore, corrente cinematografica che punta i riflettori sulle dinamiche relazionali tra i trentenni, una fascia d’età solitamente snobbata dal grande intrattenimento hollywoodiano e che grazie ad autori come Lynn Shelton, Joe Swanberg e Noah Baumbach, ha preso piede suscitando sempre più attenzione da parte dei media. Questo cappello introduttivo serve per dare una collocazione precisa a Blue Jay, prodotto e distribuito da Netflix, un tesoro nascosto che non troverà mai la via della sala ma che tramite il passaparola, e il nostro consiglio, speriamo possa arrivare alla vostra attenzione.

blue jay film

Nel film Duplass e la Paulson sono Jim e Amanda: si incontrano per caso nella loro cittadina d’infanzia, tra gli scaffali del supermercato, e l’imbarazzo del tempo trascorso non li allontana, anzi, travolge d’improvviso le loro esistenze apparentemente stabili e soddisfacenti con la nostalgia degli anni in cui erano una giovane coppia spensierata, senza preoccupazioni né paura del futuro. Tutto scorre e viene filmato con assoluta grazia, il senso estetico ed emotivo della fotografia sprigiona un sentimento fragile non ancora esploso e un certo grado di attesa pervade gli attimi del dialogo ininterrotto dei due. Qualcosa li ha separati, qualcosa ha distrutto la loro felicità, qualcosa destinato a riaffiorare come un oggetto che prima giaceva sul fondo e ora galleggia sul letto dell’acqua.

I protagonisti di Alex Lehmann camminano, si fermano, ballano, ridono, e poi ripartono. Percorrono lo spazio del film che è lo spazio di un’intera giornata, ma la strada del passato si sa, è piena di colpe e rimpianti, tortuosa e carica di dolori soffocati e mai gridati. Non si vedono spesso sullo schermo protagonisti che tradiscono la classica natura di uomini forti e donne insicure, e di fatto in Blue Jay si assiste ad un coraggioso rovesciamento di ruoli: Jim piange tantissimo e ha perso la direzione della sua vita da scapolo “sposato con il lavoro”, Amanda confessa di non saper più versare una lacrima da quando prende antidepressivi. Non sa perché ne è dipendente, ma la aiutano a sopportare il peso di quella tristezza che sopraggiunge nel periodo della maturità.

Maturità e giovinezza, compromessi e libertà, sono segni di un passato che bussa alla porta del loro presente in maniera prima silenziosa, poi violenta, al culmine di una scena romanticamente filmata e musicata, con citazioni sparse su un’adolescenza ormai andata (“Sei la mia Molly Ringwald” esclama Jim) e la sincerità del guardarsi negli occhi e dirsi “Ti amo” per l’ultima volta. Mark Duplass ribadisce la qualità della sua peculiare scrittura tragicomica, ma nella performance viene letteralmente divorato da Sarah Paulson; un’attrice che assicura al personaggio di Amanda una bellezza eterea, una sicurezza caratteriale e insieme, una debolezza accettata con dignità. Dell’amore giovane non resta che il ricordo in bianco e nero, il profumo dei vestiti sgualciti, il dolce grattare dei nastri nel registratore. Un altro giorno arriverà e porterà con sé le lacrime, i sorrisi, tutto quanto.

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About Author

Co-fondatore e caporedattore di Vertigo24, editor per Everyeye, Cinefilos.it e Lifestar. Studiosa di cinema, vivo con un piede negli anni Ottanta di John Hughes e uno nel mondo di Sofia Coppola. Registi preferiti? Richard Linklater, Noah Baumbach, Denis Villeneuve, Spike Jonze, Nicolas Winding Refn.

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