L’ultima edizione dei David di Donatello ha visto trionfare un piccolo documentario prodotto da Rai Cinema: Crazy for Football di Volfango De Biasi. Il film segue la singolare vicenda della Nazionale Italiana di calcio che ha partecipato al mondiale in Giappone, interamente composta da pazienti psichiatrici; selezionati e allenati dal coach Enrico Zanchini, e seguiti dallo psichiatra Santo Rullo e dall’ex pugile Vincenzo Cantatore, il gruppo di uomini viene ripreso dalla macchina di De Biasi dalle selezioni in Italia fino alle partite decisive per la vittoria.

In un’ epoca socio-culturale che vede come soggetti prediletti dei racconti del reale storie di immigrazione, diversità e razzismo (tematiche che necessariamente devono essere discusse dai documentaristi contemporanei), Crazy For Football è una piccola e deliziosa “anomalia”. Abbassando molto i toni drammatici delle differenti esistenze personali, l’occhio di De Biasi riesce a cogliere nelle parole, nei sorrisi e negli occhi dei soggetti filmati il loro lato più divertente e spensierato; uomini soli e malati che, attraverso il calcio, sono riusciti ad aprirsi al mondo, a confrontarsi con persone simili e diverse, senza distinzioni di età o etnia, e finalmente a potersi sentire appartenenti ad un qualcosa.

Il calcio come collante e come mezzo di comunicazione: Crazy for Football riesce a ridare umanità ai suoi soggetti, troppo spesso isolati e dimenticati, grazie al riso e l’aspetto comico dell vita. Tutto ciò senza però dimenticare il lato più delicato della malattia di queste persone e soprattutto l’aspetto più emotivo della vicenda, come ad esempio la commozione dei tre “tutor” del gruppo. Le immagini delle partite e degli allenamenti acquistano forza e colore con la voce fuori campo dei protagonisti, intervistati in separata sede. L’intervista, strumento del documentarista, diventa il momento di maggiore respiro per i protagonisti, durante il quale raccontano le proprie storie, le proprie paure e i propri sogni.

Share.

About Author

Leave A Reply