Chi sono i cuori puri di Roberto De Paolis? È Stefano che lavora come vigilante e intanto cerca di evitare lo sfratto della sua famiglia, oppure Agnese che vive sotto la protezione asfissiante della madre e le costrizioni della sua fervente fede cattolica? Possono essere anche i rom, colpevoli della loro stessa ghettizzazione ma anche vittime dei pregiudizi degli italiani brava gente. Oppure il prete di quartiere che cerca di proporre una figura di Gesù amico dei più giovani e non un dittatore di leggi inconfutabili. La risposta non c’è, fondamentalmente perché può essere ognuna di queste.

Sembra che l’abbondanza non sia mai troppa per far trapelare un messaggio sotto la tela visiva (vizio assolutamente nostrano), ma forse in questo caso tutto questo eccesso è semplicemente a servizio di un contenuto assente. Cosa si volesse dire dietro gli sguardi nouvellevagueiani dei protagonisti, dietro le immagini fintamente sporche a richiamo cinefilo di un neorealismo che non c’è modo di far morire, lo sa solo il regista e forse nemmeno lui. L’unico effetto che si riesce a produrre è quello, sicuramente non voluto, della parodia della borgata romana e della confusione adolescenziale di fronte ai primi sconvolgimenti ormonali, tutto ornato da una forma di chi conosce le regole.

Perché è proprio questo che infastidisce: la sensazione che chi ha messo in scena il film abbia le possibilità, sia artistiche che produttive, di far meglio di questo. Che sia in primo luogo sbagliato e pretenzioso sperare di fare un cinema onnicomprensivo di tutto ciò che è l’Italia oggi evitando un approccio con la psicologia di chi ne dovrebbe essere protagonista. Cosa si prova a vivere nella frustrazione tra voler seguire le regole ed essere in qualche modo costretto a trasgredirle; cosa significa crescere in quella che è la convinzione di qualcun altro e non la propria e che impedisce di vivere un rapporto con il proprio corpo sincero, sono quesiti posti ma che rimangono tali. Come la stessa natura di questo esordio che ricalca gli errori di cui il nostro cinema era già abbastanza pieno prima e che uno sguardo giovane dovrebbe stare attento ad evitare.

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Tanta carne al fuoco per uno sguardo vecchio che non sa sfruttare la psicologia dei suoi personaggi

  • Voto di Martina Ponziani
    4.5
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Il suo cinema del cuore è quello che sta tra Margot Tenenbaum e Frances Ha. Una volta ha anche provato a vedere un cinecomic, ma è una cosa divertente che non farà mai più

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