Dark: la recensione della serie Netflix

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Se c’è qualcosa da rimproverare a Stranger Things, è l’aver dato il via all’inevitabile serie di imitazioni, omaggi e serie confezionate ad hoc per saltare sul carro dei vincitori. Serie come la tedesca Dark, appena approdata su Netflix. Scritta e diretta da Baran Bo Odar e Jantje Friese, è stata preceduta da una campagna pubblicitaria che ha puntato moltissimo sull’effetto Stranger Things, e in effetti le somiglianze saltano all’occhio: i giovani protagonisti, il mistero che sconvolge una tranquilla cittadina, la presenza del soprannaturale e, in alcune parti, l’ambientazione anni ‘80. Sì, perché la trama segue più generazioni, o ci mostra i protagonisti in fasi diverse della loro vita, spaziando fra il 1986, il 2019 e il 1953. Tenere a mente tutti i membri del cast corale, sommati alle loro versioni più giovani o più anziane, è un impegno non da poco: soprattutto quando gli autori falliscono miseramente nel farci provare interesse anche per uno solo dei tanti personaggi. Basti guardare l’evento che dà il via alla narrazione: nella piccola città di Winden a nessuno importa nulla dell’adolescente scomparso, dunque perché dovrebbe importare allo spettatore? Le cose cambiano quando a sparire è il piccolo Mikkel (Daan Lennard Liebrenz), figlio di Ulrich (Oliver Masucci), un poliziotto fedifrago. Alle ricerche del bambino si unisce un gruppo di adolescenti che comprende Martha e Magnus, fratelli di Mikkel, e il loro amico Jonas (Louis Hofmann), un ragazzo tormentato dal suicidio del padre. Il mistero si ricollega alla scomparsa di un altro bambino, 33 anni prima, coincisa con la costruzione della centrale nucleare di Winden.

C’è molto di più, ed è uno dei problemi dell’incipit: troppa carne al fuoco. Nessuno dei personaggi viene adeguatamente caratterizzato; le situazioni e i dialoghi che dovrebbero farceli conoscere sono stantii, scritti (e a volte interpretati) in modo dilettantesco. Molte battute sono tanto riciclate da risultare imbarazzanti; fra tutte un bel “ho visto cose che voi umani…”. Ma almeno i momenti d’imbarazzo ci scuotono dalla noia abissale che pervade il resto della serie. Di certo non si può contare sull’elemento horror: la caverna al centro di tanti misteri è inquietante quanto una tana di coniglio, manca il ritmo necessario per la suspense e persino il tema musicale non fa nessuna paura. Eppure Dark spaventoso lo è davvero: la prospettiva di ben dieci puntate di questa desolazione è terrificante. Consigliato a chi soffre d’insonnia.

 

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About Author

Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d’animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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