Dopo passato, presente, futuro e pianeti sconosciuti è il momento di volare nello spazio. Continua la scoperta delle possibilità di viaggio per Bill, questa volta trascinata su un’inquietante stazione spaziale. Filo conduttore di tutto l’episodio è il monologo iniziale del Dottore durante una sua lezione all’università: come si muore nello spazio? Seguono, senza tanti orpelli, le crude spiegazioni a questa domanda. Il tono è segnato ed è infatti semplice capire a cosa ci troviamo davanti: una zombie-story. Nascosta dietro la facciata spaziale e fantascientifica tipica di Doctor Who c’è infatti una classica storia di morti viventi. Stazione spaziale piena di operai spaziali con tute spaziali in un mondo in cui l’ossigeno è una merce. Ad un certo punto l’ossigeno finisce e le suddette tute diventano cattive e trasformano gli uomini in fantocci di carne putrefatta. Togliamo le tute e abbiamo un film di Romero.

In un episodio dal doppio companion, c’è infatti anche il buon Nardole, ci si trova ad affrontare la morte e da prendere decisioni difficili. Morte che sempre più sembra sconvolgere Bill, quella Bill che si troverà con sorpresa davanti ad una prematura scomparsa. È proprio la sicurezza della vita della ragazza a sconvolgere la puntata. Se prima il Dottore si sacrifica, perdendo la vista, per permettere alla giovane allieva di sopravvivere nel vuoto, è poi la dipartita della ragazza a farlo agire in modo impulsivo decidendo di sacrificare la vita di tutti i superstiti per fermare l’invasione delle tutte viventi. Davanti ad una Bill zombie, ormai cieco, con il TARDIS lontano e il cacciavite sonico distrutto, il Dottore sembra aver perso il lume della ragione.

Ecco però lo scioglimento imprevisto. Il Doctor collega la vita dei rimanenti all’impianto della stazione facendo in modo che se dovessero morire la stazione salterebbe in aria. Il proposito di suicidio, decorato con un forte motivo di anticapitalismo, si rivela un piano più sofisticato. È proprio sul capitalismo infatti che si basa tutto il ragionamento: le tute non erano difettose, ma progettate per non far sprecare troppo ossigeno agli umani, considerati dalla propria azienda semplici strumenti; ecco allora che si provvedeva alla loro eliminazione per ridurre gli sprechi. Giocando sul principio del guadagno allora, il Dottore fa capire alle tute come la propria morte, e quindi l’esplosione della stazione sarebbe stata la perdita più svantaggiosa. Un Dottore formato Marx non smette di stupire: Bill non è morta, ma momentaneamente fuori uso, e ancora una volta il signore del tempo porta a casa la pelle e risolve la crisi. C’è spazio per un’ultima questione che ci proietta al prossimo episodio. La cecità, che sembrava temporanea ed espediente per ravvivare questa storia, a sorpresa risulta persistere, e su questo cliffhanger partono i titoli di coda e si chiude l’appuntamento settimanale con Doctor Who.

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Guarda serie e film, legge romanzi e fumetti, gioca ai viedogiochi, quando può dorme. Non avrebbe nulla da scrivere, ma lo scrive lo stesso.

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