Vittoria è una bambina timida, cresciuta nella calma stagnante di un villaggio costiero sardo e nell’amore incondizionato della madre Tina. Anche se silenziosa, è una buona osservatrice, e nell’estate dei suoi dieci anni fa una scoperta che cambierà la sua vita: un’altra madre, Angelica, la donna che l’ha messa al mondo.

Figlia Mia è il racconto di questa scoperta, l’esplorazione dello strano triangolo composto da Vittoria e dalle due madri che se la contendono. Ma è anche la storia di un’amicizia impossibile e disfunzionale fra due donne che sono l’una l’opposto dell’altra. Sotto lo sguardo attento della piccola Vittoria, che ha il volto della giovanissima attrice algherese Sara Casu, si dispiega il mondo nuovo in cui vive Angelica, interpretata da un’Alba Rohrwacher in grandissima forma. Il linguaggio scurrile, gli atteggiamenti disinibiti e le esplosioni di allegria di Angelica fanno presa sulla ragazzina, in stridente contrasto con l’affetto tranquillamente ossessivo di Tina (Valeria Golino), operaia rispettabile che per anni ha cresciuto Vittoria come sua.

Diretto da Laura Bispuri (Vergine Giurata), che l’ha anche sceneggiato insieme a Francesca Manieri, il film scava nelle emozioni delle tre protagoniste trascinandole oltre i propri limiti, ma si chiude con un finale aperto, anticlimatico. È come se la regista avesse deciso di mostrarci un estratto della memoria di Vittoria: le inquadrature, l’impianto episodico del racconto, le esplosioni di musica o di silenzio, tutto contribuisce a restituirci il punto di vista della bambina, una finestra infantile su un’estate di cambiamenti.

Una scelta che spiegherebbe come mai le protagoniste si muovano nel vuoto assoluto, nella totale indifferenza della comunità circostante; niente ha importanza tranne le vicende che ruotano attorno a Vittoria. Il risultato, però, non è tale da giustificare l’inadeguatezza dei comprimari: per esempio Michele Carboni, nei panni di Umberto, marito di Tina, scompare davanti alla torreggiante interpretazione della Golino, che con la sua intensità riesce a essere elegante anche quando sventra un pesce o spala il letame.

La premessa del film, di per sé avvincente, man mano si annacqua in una sovrabbondanza di simbologia e parallelismi troppo marcati, che vorrebbero Tina e Angelica contrapposte fino all’ultimo dettaglio. Anche la rappresentazione macchiettistica di una Sardegna rurale che non esiste contribuisce a far perdere mordente alla trama. Ben presto ci si rende conto che l’accanimento nel mantenere un tono autoriale quasi asfissiante serve a dissimulare una trama classica delle telenovelas, il genitore ritrovato; anche se è lo stesso film ad autodenunciarsi, sottolineando il piccolo rito madre-figlia, che Tina e Vittoria condividono, di guardare le fiction romantiche in tv.

Fra i tanti difetti, non si può negare che le interpretazioni di Golino e Rohrwacher siano splendide, e anche la piccola Sara Casu ha fatto un ottimo lavoro.

In gara al Festival del cinema di Berlino, Figlia Mia uscirà nelle sale il 22 Febbraio.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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