Final Portrait: incontro con il regista Stanley Tucci

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In attesa dell’uscita nelle sale di Final Portrait, un incontro con il regista Stanley Tucci ci ha fatto scoprire dettagli e sfumature della pellicola, presentata fuori concorso al Festival di Berlino un anno fa.

Il poetico racconto di come Alberto Giacometti, scultore e pittore, abbia realizzato il suo ultimo ritratto, arriva in un momento in cui l’artista svizzero è particolarmente apprezzato: protagonista di varie mostre negli ultimi tre anni, e con un padiglione dedicato alla Biennale di Venezia, a Giugno l’opera di Giacometti arriverà al Museo Guggenheim di New York. Ambientato nei primi anni ‘60, il film cattura la difficoltà di inquadrare l’arte di Giacometti in una corrente precisa, fra esistenzialismo anni ‘50 e la nuova pop art.

Final Portrait si ispira al libro di James Lord, scrittore statunitense interpretato da Armie Hammer, che fu il soggetto dell’ultimo ritratto di Giacometti. Ma come dichiara Stanley Tucci, non è e non vuole essere un biopic: “Non si può costringere l’intera vita di un personaggio in due ore. Preferisco raccontare un dettaglio, un momento particolare che però ha un significato universale. Anche così ci sono voluti anni di ricerca, e prove lunghe e intense, come a teatro, per prepararci”.

A chi gli chiede come mai non abbia interpretato lui stesso Giacometti, che nel film ha il volto di Geoffrey Rush, risponde così: “Ho considerato l’ipotesi, ma poi ho preferito concentrarmi sulla macchina da presa. Dirigere e interpretare allo stesso tempo è estremamente faticoso, e il film ne avrebbe sofferto. Geoffrey è stato eccezionale nel mostrare il carattere di Giacometti, che poteva passare in un secondo dall’affabilità alla depressione più profonda, agli accessi di rabbia”.

Giunto al suo quinto film da regista, Stanley Tucci ha scelto un tema, quello dell’arte moderna e della ricerca della perfezione, al quale si sente molto legato. Nella sua carriera, afferma, i blockbuster (per esempio la saga di Hunger Games) sono stati fondamentali per potersi dedicare alle pellicole indipendenti e alla regia: “Sono anche divertenti da realizzare, e senza non avrei potuto permettermi cinque figli e un mutuo”, ha ironizzato.

Final Portrait è fatto di scene statiche e silenziose: Tucci non ama una colonna sonora troppo presente, e ha preferito giocare sui cliché dell’ambientazione parigina con alcune tipiche melodie francesi per fisarmonica. Per quanto riguarda la scarsità dell’azione, fondamentale è stato l’uso della camera a mano: “Con due figure quasi sempre immobili, i movimenti da camera erano essenziali per dare dinamismo. In questo modo abbiamo potuto girare molto in fretta, mantenendo l’energia e la spontaneità, e sfruttando il più possibile la luce naturale”.

Il film, il cui cast comprende anche Clemence Poesy e Tony Shalhoub, debutterà nei cinema italiani questo giovedì 8 Febbraio.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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