Oggi voglio iniziare questo blog parlandovi di una particolarissima sensazione di sollievo che tutti, sicuramente, abbiamo provato almeno una volta: quel sollievo di quando scopri che non sei il solo ad avere gusti o abitudini che consideravi assurdi. Ognuno di noi ha qualche mania che è convinto di non condividere con nessun altro sulla Terra: c’è chi magari ordina le tessere nel portafoglio secondo la gradazione di colore, quelli che devono fare per forza un disegnino nella minestra prima di mangiarla, coloro a cui piacciono le persone oversize o i nani o i Vatussi o le donne barbute. Insomma, i gusti sono gusti, ma quanto ci si sente meglio scoprendo che non siamo soli? Quando, arrossendo, diciamo “io, nonostante sia strano, ordino le tessere nel mio portafoglio per gradazione di colore” e la persona davanti a noi, in uno slancio di incredula gioia, risponde “ANCHE IO!” – che incomparabile sensazione, definibile col solo termine “Carrambata“.

Io stessa, da qualche tempo, ho avuto la mia personale carrambata scoprendo che una cosa che credevo frutto di una mia perversione mentale è invece, a quanto pare, largamente condivisa da tante donzelle della mia età. La cosa è esprimibile solo nei seguenti, sgrammaticati termini: a noi, giovani donne del nuovo millennio, ci piacciono i vecchi.

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Io l’ho scoperto quando ero molto piccola: a circa 13 anni, ero in sala a guardare il film a cui devo la mia passione per il cinema, ovvero La Compagnia dell’Anello; tutte le mie amichette sospiravano appresso a Legolas, che io trovavo ben poco fascinoso e decisamente femmineo, con quei capelli da Avril Lavigne dei tempi d’oro e la tutina da sogno erotico di Malgioglio. Io avevo occhi solo per il navigato e untissimo Aragorn, perché se ho avuto chiara una cosa fin dalla pubertà, è che il Manzo è tale solo se ispido e zozzo. E, nemmeno a dirlo, adulto. 

Poco dopo di lui, verso i 14, ho iniziato il tour delle cotte classiche che tuttora mi porto dietro, tipo Johnny Depp, Robert Downey Jr, per non parlare di quel crimine contro il buon senso che risponde al nome di Gary Oldman; insomma, tutta gente che avrebbe potuto tranquillamente cambiarmi il pannolino una decina di anni prima. Ma pian piano che scoprivo attori sempre più vecchi su cui riversare le mie morbose attenzioni, mi rendevo anche conto che c’erano molte altre ragazze con le mie stesse tendenze e questo mi faceva (e mi fa tuttora) sentire meno malata di mente.

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A questo punto della lettura, però, devo aprire una parentesi per spiegarvi il significato di un neologismo che, al pari di manzitudo, è indispensabile nel mio vocabolario: parlo di forchetta. Vado ad argomentare: ogni donna ha una preferenza di età nel suo uomo ideale – c’è a chi piace molto più piccolo, tipo toy boy, chi lo vuole invece stagionato e altre che preferiscono i coetanei. Chiaramente questo vale anche per l’altro sesso. Un partner che appartiene alla nostra fascia di età preferita, qualsiasi essa sia, si definisce “in forchetta”. Per me, ad esempio, un attore inizia ad essere in forchetta minimo (ma proprio minimo minimo) dai 38 anni in su, anche se test clinici dimostrano che il non plus ultra della manzitudo si raggiunge spesso alla soglia (udite udite) dei 50.

Chiedete alle altre giovani donne. Chiedete quale sia la loro forchetta e scoprirete che ho ragione: ci piacciono i vecchi. Ci piacciono quelli che hanno dei figli della nostra età, che noi saremmo addirittura disposte a frequentare solo per poi tuffarci in doppio carpiato tra le braccia del padre durante il cenone di capodanno, tra uno zampone e una tombolata, dando la colpa alla vagonata di Spritz che ci siamo bevute prima di cena. Dei mocciosi non ci interessa nulla, dateci i bovini di mezza età e nessuno si farà male.

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Ma il quesito etico, infine, si pone: quanto in là può spingersi la forchetta prima di entrare nell’oscura landa della perversione? Non ho una risposta, ma potrei portarvi un mare di esempi che ben descrivono la pericolosità del fenomeno: ci sono tanti attori che, ogni giorno, rischiano di risintonizzare drasticamente molte donne sulla frequenza della gerontofilia, tanto che questo potrebbe diventare un problema sociale di non banale risoluzione. Ma noi cosa possiamo fare? Se la tv continua a propinarci uomini tipo Charles Dance, che col suo Tywin Lannister che pare mio nonno miete comunque più vittime di ormoni che di battaglie campali, noi, che ci possiamo fare? Se la tv ci propina scozzesi come Peter Capaldi, che come nuovo Dottore avrà pure una certa età, ma si ritrova file di potenziali pazienti pronte ad essere visitate minuziosamente, noi che ci possiamo fare?

Quando l’etica si scontra rovinosamente con uomini che più si avvicinano all’era dell’Amplifon e più diventano sexy, come possiamo noi, povere fanciulle indifese, combattere tutto questo? Se gli attori giovani, oggi, hanno la verve di una confezione di Lexotan e la virilità di Huckleberry Finn, noi che ci possiamo fare? Mi scuso per tutte queste domande che non troveranno una risposta (per lo meno, non da parte mia), ma io posso solo concludere questo blog con un sonoro, convinto e orgoglioso “evviva i vecchi”.

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