Dopo sei stagioni Girls è giunta al termine. La serie HBO scritta da Lena Dunham e prodotta da Judd Apatow finisce lontano da dove era iniziata. E non si tratta solo dell’ultima (discutibile) puntata, ma l’intera sesta stagione sembra esser stata pensata come un lunghissimo addio di Hannah, la protagonista diventata una proiezione della stessa Dunham, a tutto ciò che in questi anni l’ha resa la ventenne simbolo di Brooklyn. Quindi addio New York, addio velleità artistiche, addio alle tre amiche/nemiche compagne di sei anni. La stagione appena conclusa non può lontanamente essere paragonata a nessun’altra delle precedenti: manca tutto ciò per cui Girls è diventata la Sex and the City del nuovo millennio.

girls sesta stagione

Non per questo gli ultimi dieci episodi non meritano di essere visti. L’incursione esotica di Riz Ahmed nella prima puntata spezza da subito l’idillio tra la protagonista e la Grande Mela, portandola lontano dai grattacieli su una spiaggia a fare surf. Da quel momento si intravede il graduale allontanamento anche dalla cerchia delle storiche amicizie, sempre più personaggi individuali: Marnie raggiunge l’apice dell’egocentrismo, non riuscendo né a staccarsi dall’ex marito né dal nuovo fidanzato, Jessa è relegata al ruolo della fidanzata di Adam e Shoshanna sembra essere l’unica che pensa alla carriera. È come se l’incursione nella vita adulta dovesse essere affrontata da sola, ed Hannah lo capisce solo nel momento clou della sesta stagione, ovvero quando scopre di essere incinta. Questo episodio tocca il picco più alto dello sfrontato femminismo della protagonista e dà un senso all’intero processo di chiusura che culmina con la penultima puntata “Goodbye tour”, appunto, dove Hannah prende la decisione di crescere il bambino totalmente da sola e chiudere per sempre la vita che aveva condotto fino a quel momento.

“I think that I may be the voice of my generation. Or at least, a voice of my generation”. Così iniziava il pilota della stagione già preannunciando la piega malinconica che avrebbero preso le puntate successive. Perché quella di Hannah, con questa decisone finale, risulta come una sconfitta del tempo sulle sue volontà da ex ventenne e l’inizio di un nuovo percorso che non prevede più le prerogative con cui era nata inizialmente Girls. “Latching”, l’ultimissimo episodio, è la chiusura di un cerchio assolutamente non perfetto ma che sotterra l’ennesimo cliché della serie televisiva. Alla fine Hannah rimane senza il fidanzato storico Adam (la conversazione finale tra i due rimane il momento migliore di questa stagione), senza amiche, senza il lavoro con cui aveva sognato di lasciare un segno a New York. È semplicemente una madre single alle prese con le difficoltà di un corpo che cambia e di una nuova vita da accudire. Se solo qualche anno fa si fosse dovuto ipotizzare un finale, sicuramente non sarebbe stato questo, ma la solitudine espressa dalla protagonista rimane un atto di sincerità verso lo spettatore a cui un po’ di amaro in bocca comunque rimane. Le amicizie femminili non sono stabili, gli uomini a volte deludono, il lavoro dei tuoi sogni non è quello che ti può mantenere. Questa è la conclusione di Girls, ma è tempo di crescere e di accettare la realtà.

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Il suo cinema del cuore è quello che sta tra Margot Tenenbaum e Frances Ha. Una volta ha anche provato a vedere un cinecomic, ma è una cosa divertente che non farà mai più

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