Negli ultimi anni i Marvel Studios hanno obiettivamente esagerato: le produzioni cinematografiche si sono quasi accavallate fra loro, fra un film e l’altro inoltre sono arrivate numerose serie TV firmate Netflix, e molto altro ancora ha da venire. In tutto questo marasma fumettistico, una sola “saga” è riuscita davvero a distinguersi con stile: quella relativa ai Guardiani della Galassia diretta da James Gunn. L’unico regista dell’universo marveliano riuscito a inaugurare un nuovo corso, distaccato rispetto al passato e meno serioso, pronto a scherzare su qualsiasi cosa. Personaggi ben caratterizzati, una storia in grado di emozionare nei punti giusti e una grande dose di musica nostalgica hanno fatto del primo I Guardiani della Galassia uno dei cinecomic più validi di sempre, che ora a distanza di tre anni torna con il volume 2. Archiviato il bisogno di presentare i personaggi, I Guardiani della Galassia Vol. 2 ha ingranato subito la quarta insieme alla squadra al completo e una deliziosa aggiunta: Baby Groot.

Più che un’aggiunta vera e propria, se avete visto il volume 1 sapete bene che si tratta di una sostituzione in piena regola: sacrificatosi per la vita dei compagni, il gigantesco Groot ha lasciato nell’universo un piccolo erede, ora pronto a crescere e rockeggiare fra mille pericoli. I nostri affezionatissimi eroi, o meglio i nostri cari ladri, impostori, gradassi e insolenti, sono ancora una volta chiamati a salvare l’intera galassia, la sceneggiatura però si prende più libertà rispetto al primo capitolo, si dilata, temporeggia, si incastra in “missioni secondarie” e guai su cui era possibile sorvolare – arrivando così a durare ben due ore e venti.

L’essenzialità del primo capitolo è dunque un vecchio ricordo, ciò che invece non è cambiato affatto è il linguaggio sboccato dei protagonisti, la loro vena ironica e la loro voglia di scherzare su tutto. Non solo, tutto questo è stato portato all’estremo, e si sa che gli estremismi non sono mai salutari a niente. Sembra infatti che il target di riferimento dell’intero progetto sia stato abbassato, che la produzione abbia voluto strizzare l’occhio a un pubblico di massa più giovane. Gli adulti invece, per godere a pieno dei nuovi Guardiani, hanno bisogno di dribblare battute di bassa leva, parolacce gratuite e scene imbarazzanti, soprattutto se guardiamo alla prima parte. Nella seconda invece tutto si compatta, il discorso tira le fila e l’intrattenimento si fa serio e di assoluta qualità; scrittura e immagini si fanno emozionanti all’estremo, riuscendo a intavolare un discorso sulla famiglia, sul rapporto padre-figlio, fratello-sorella, uomo-donna trasversale che farà venire gli occhi lucidi a molti.

Si riesce dunque nel miracolo di farcire un banale – all’apparenza – cinecomic di ottimi sentimenti e buone sensazioni, nonostante lo spauracchio della retorica sia costantemente dietro l’angolo. L’aspetto emotivo non è però il solo ad esistere, si ride di gusto in più occasioni dal prologo all’epilogo, un aspetto che rende ancora una volta i Guardiani della Galassia gli anti-eroi Marvel più divertenti del circondario – per buona pace di Deadpool. Ovviamente anche in questo secondo round non mancano le licenze poetiche vintage per quanto riguarda la colonna sonora, seppur meno marcate ed epiche del predecessore, e un cameo da ricordare; chiudono il cerchio anni ’80 la presenza di Sylvester Stallone e Kurt Russell, quest’ultimo in un ruolo a dir poco ambiguo che non vi sveliamo. Se nel primo film non c’era una nota fuori posto, questa volta troviamo qualche stonatura e anche ben marcata, ma nulla che possa imbruttire un’esperienza comunque da provare.

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Se nel primo film non c'era una nota fuori posto, questa volta troviamo qualche stonatura e anche ben marcata, ma nulla che possa imbruttire un'esperienza comunque da provare.

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Fotografo e redattore freelance, appassionato di cinema, tecnologia e videogiochi. Scrivo sul web per Everyeye, Lifestar, Vertigo24, Cinefilos.

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