Un thriller psicologico adrenalinico che esplora le profondità dell’animo umano e le più oscure pulsioni che si annidano nel subconscio: ecco cosa ci si aspetta guardando il trailer di Gypsy. Pubblicità ingannevole. La serie in 10 puntate approdata quest’oggi su Netflix, per quanto molto ben confezionata e discretamente recitata, promette di essere una grossa delusione.

Naomi Watts (21 Grammi, The Impossible) veste i panni di Jean Holloway, una psicoterapeuta di New York con una buona carriera, una bella casa, un matrimonio felice e una bambina adorabile. Nonostante l’apparente perfezione della sua vita, però, Jean è irrequieta e insoddisfatta. Teme che suo marito Michael, interpretato da Billy Crudup (Big Fish, Watchmen) passi troppo tempo con l’avvenente segretaria Alexis, sua figlia ha dei piccoli problemi scolastici, e soffre il confronto con l’amica-nemica Holly (Kimberly Quinn), prototipo della casalinga perfetta, pettegola e con una frecciata sempre pronta.

Fin qui siamo in pieno territorio Big Little Lies. Ma siccome Big Little Lies esiste già ed è meravigliosa (qui la recensione), c’è bisogno di un colpo di scena: Jean approfitta della sua posizione privilegiata di analista per insinuarsi nelle vite dei suoi pazienti e delle persone a loro legate, utilizzando informazioni confidenziali ottenute durante le sedute di terapia. In particolare si serve delle confidenze di Sam, un giovane depresso interpretato da Karl Glusman (The Neon Demon, Animali Notturni) per avvicinarsi alla sua ex, Sidney (Sophie Cookson). Spacciandosi per una giornalista di nome Diane, Jean inizia un flirt con la misteriosa Sidney.

La questione qui si fa abbastanza nebulosa: quello di Jean è semplice desiderio di evasione o la manifestazione di una personalità repressa? Ed è  mai possibile che una donna che di professione traffica con la psiche altrui sia così imbranata quando si tratta di gestire una semplice tresca?

Il mestiere di strizzacervelli, si sa, attira gli psicopatici (Hannibal Lecter docet) e viste le premesse ci aspettavamo molto più di una meschina storia di tradimenti con al centro il cliché della donna che ha tutto ma è infelice. Chissà, magari nelle puntate successive le scappatelle di Jean si trasformeranno in un vero viaggio di scoperta interiore, magari metterà alla prova séstessa e le persone che la circondano, e magari queste ultime assumeranno un certo spessore e smetteranno di essere i personaggi bidimensionali che Gypsy ci ha presentato. Ma il pilot, diretto da Sam Taylor-Johnson, regista di 50 Sfumature di Grigio (e anche questo è un campanello d’allarme), non fa presagire nulla di tutto ciò.

Come Jean, che non sa cucinare e si limita alle pizze pronte, l’autrice Lisa Rubin mette insieme una serie di idee riciclate e le riscalda al microonde, preoccupandosi più dell’aspetto che della sostanza. Il risultato è talmente insipido che, nel caso Jean/Diane deragliasse completamente nel corso della serie, molti di noi non lo saprebbero mai, perché ci saremo fermati al primo boccone.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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