1892. La violenta conquista del West ha portato necessariamente alla creazione di una tesa e sanguinolenta situazione in cui nessun colono americano può avere la tranquillità di non essere un bersaglio dalle vendicative tribù native. Nemmeno un pacifico e isolato nucleo familiare riesce a rimanere illeso dall’irruenza dei mortali attacchi dei Comanche; solo la madre (Rosamund Pike) ha la fortuna di sfuggire all’eccidio, nonostante lo straziante dolore della perdita. Nel frattempo, un leggendario e impeccabile capitano dell’esercito, Joe Blocker (Christian Bale), accetta con riluttanza il difficile incarico di scortare un anziano capo guerriero Cheyenne (Wes Studi) e la sua famiglia fino alla loro terra natia. Durante il viaggio, s’imbattono nella vedova che per disperazione non si era allontanata dalle macerie della sua dimora; dopo averla aiutata a seppellire il marito e le bambine, la spedizione decide di portarla con sé e aiutarla a superare il dramma. Per quel gruppo casualmente assortito, quelle desolanti e insidiose pianure non sembreranno mai più così ostili.

A questo punto della carriera, Scott Cooper è ormai da considerarsi come l’usuale regista hollywoodiano che cerca di sperimentare i generi più classici e di affermare un’impronta che lo possa rendere ben riconoscibile. Purtroppo, in questo Hostiles, è molto difficile trovare qualcosa che salti all’occhio come un innovativo e “cooperiano” prodotto ed è impossibile non classificarlo al di fuori delle più stereotipate macchinazioni degli studios. In verità, ci sarebbe da fare un altro tipo di ragionamento: ad oggi, quanto può essere pericoloso un progetto marchiato dai canoni del western e non coraggioso a sufficienza da tentare una meno tediosa re-interpretazione? Quanto effettivamente può interessare un genere così tanto sfruttato nel passato?

Hostiles
Dopo una sequenza iniziale ad alto tasso di brutalità e di una sapiente orchestrazione della tensione, Hostiles si perde nei tanto esaltati silenzi che hanno la pretesa di ricreare l’atmosfera del genere, quando non fanno altro che rallentare e frammentare una già altalenante e priva di interesse trama. Esattamente come era successo per il suo precedente e incompleto gangster movie Black Mass, Scott Cooper fallisce nel riprendere gli standard dei suoi tanti riferimenti, soprattutto quando la ricerca stilistica viene schiacciata sotto l’insostenibile pesantezza della reiterazione dei concetti (la caccia all’uomo, il razzismo latente, il dolore della perdita… riassumibili tutti in quell’intollerabile sequenza conclusiva in slow-motion).

Anche la precisissima cattura della luce naturale e la cornice paesaggistica imponente non riescono a ravvivare una debolissima struttura a blocchi (passeggio a cavallo, accampamento, passeggio a cavallo, veloce sparatoria ecc.) che cerca di salvarsi almeno sulle spalle fragili dei suoi protagonisti e dei tanti comprimari. “Fragili” perché né Christian BaleRosamund Pike hanno sufficiente libertà di agire e di attingere ad un campionario espressivo più ampio, cosa che invece avrebbe alleggerito la visione, e i comprimari invece periscono asetticamente come birilli in un’interminabile successione incapace di coinvolgere. In definitiva, Hostiles incespica laddove dovrebbe avere i suoi punti di forza (e sarebbero anche molti, in verità) e sembra essere diretto allo stesso modo di chi sta ancora provando a guidare in preparazione all’esame per la patente, ovvero come se Scott Cooper non riuscisse a premere bene la frizione per cambiare marcia.

https://www.youtube.com/watch?v=xcQVvln1KhU

50%
50%
Awesome

Hostiles si perde nei tanto esaltati silenzi che hanno la pretesa di ricreare l’atmosfera del genere, quando non fanno altro che rallentare e frammentare una già altalenante e priva di interesse trama.

  • 5
Share.

About Author

Laureato in "Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell'Arte e dello Spettacolo" con una tesi sul percorso registico di Noah Baumbach e, in particolare, sull'aspetto fotografico del suo "Frances Ha". Adesso, specializzando in "Storia e Critica dello Spettacolo". Incline alla disperazione quando qualcuno pone la domanda "qual è il tuo film/regista/attore preferito?" perché la risposta sarebbe sempre la stessa, ovvero un banale "io vivo di cinema".

Leave A Reply