I Don’t Feel At Home In This World Anymore è il vincitore del Sundance Film Festival di quest’anno. A poco più di un mese dal trionfo della manifestazione del cinema indipendente viene distribuito da Netflix in tutti i paesi in cui è disponibile il servizio streaming, e questa operazione non sembra esser stata del tutto casuale. L’esordio dietro la macchina da presa dell’attore Macon Blair, infatti, pare essere nella sua composizione il classico film per il web: non ha un genere di appartenenza preciso, accoglie al suo interno thriller, giallo ed horror, e soprattutto punta tutta la sua narrazione su un trend molto in voga in questo periodo, ovvero “quanto il mondo faccia schifo”. La pellicola ruota intorno ad una società sempre più composta da cinici ed individualisti, insensibili alla convivenza ed alla solidarietà. Questa prospettiva è almeno quella sposata dalla protagonista Ruth che, non trovando qualcuno che possa aiutarla nel risolvere il suo caso di furto, decide di farsi giustizia da sola con l’ausilio dello strambo vicino di casa Tony.

i-dont-feel-at-home-in-this-world-anymore-

Dalla ricerca di piccoli ladri di quartiere si passa a rapimenti ed omicidi in un climax folle e a tratti surreale. In realtà di così improbabile non c’è assolutamente nulla, ma questo porre l’accento sull’assurdità della deriva umana è proprio lo scopo del film. Funziona? A colpire la giuria del Sundance deve essere stata più l’originalità dell’iniziativa che il risultato finale. Perché I Don’t Feel At Home In This World Anymore è un titolo che difficilmente verrà ricordato per la sua valenza artistica, quanto piuttosto come una cartina tornasole dei tempi contemporanei e più nello specifico della visione nell’era multimediale di Netflix.

È come se il web volesse far parlare dell’attualità sfruttandone i topic più caldi. Ad esempio, la noncuranza dell’individuo nei confronti del prossimo, è anche alla base di Tredici (13 Reasons Why)  fortunata serie prodotta propria da Netflix – un teen drama che non ha niente della linea narrativa del film di Blair, ma come questo punta a sensibilizzare lo spettatore su tematiche relative alla quotidianità. È dunque un ritorno, in maniera del tutto eccentrica e bizzarra, della crociata di un certo tipo di cinema che racconta la realtà di ogni giorno (lasciando indietro gli sfarzi di film come The Birth of the Nation) e che ha trovato la sua collocazione proprio in una piattaforma streaming, invece che sul grande schermo. Probabilmente questa è la strada che il cinema indipendente continuerà a seguire anche nei prossimi anni, appoggiandosi sia nella distribuzione che nella produzione di prodotti originali ai colossi dello streaming.

Share.

About Author

Il suo cinema del cuore è quello che sta tra Margot Tenenbaum e Frances Ha. Una volta ha anche provato a vedere un cinecomic, ma è una cosa divertente che non farà mai più

Leave A Reply