Nient’altro che neve e silenzio: è così che uno dei protagonisti descrive la riserva indiana di Wind River. Una quiete glaciale e ostile rotta solo dagli spari del fucile di Cory (Jeremy Renner), cacciatore chiamato a proteggere il bestiame da lupi e leoni di montagna. Nella riserva, però, i predatori non sono solo quelli a quattro zampe, e quando la giovane Natalie (Kelsey Chow) viene ritrovata morta nella neve è Jane Banner (Elizabeth Olsen), agente dell’FBI,  a dover investigare. L’improbabile alleanza con Cory e Ben (Graham Greene), sceriffo della riserva, porterà l’inesperta Jane a scoprire un mondo nascosto di degrado e violenza.

Taylor Sheridan (Sicario, Hell or High Water), sia regista che sceneggiatore di I segreti di Wind River, mescola abilmente elementi di thriller a un vero e proprio western moderno. Trovare la soluzione del mistero, per Sheridan, non è importante quanto denunciare la piaga sociale dell’emarginazione che colpisce i nativi americani, e in particolare le donne. La scoperta del colpevole avviene quindi tramite uno stratagemma narrativo che farà sollevare più di un sopracciglio, in quanto stride con il lato più “poliziesco” del racconto, mentre è perfettamente in tono con il registro western. Un colpo di scena un po’ pigro, forse, ma efficace nella sua crudezza e nel sottolineare il parallelismo tra la caccia agli animali selvatici e la caccia all’uomo. Cory è infatti il vero protagonista della storia, e Jeremy Renner è brillante nel tratteggiare contrasti e sfumature: il tracker non è solo il classico eroe della frontiera, ha un passato e una personalità complessa. Anche l’interpretazione dei membri nativi del cast è eccezionale, in particolare quella di Gil Birmingham nel ruolo di Martin, il padre di Natalie. E fra gli attori troviamo anche Jon Bernthal, in un ruolo marginale ma fondamentale per la storia.

Elizabeth Olsen risulta invece piuttosto sacrificata, senza dubbio bravissima ma limitata da un ruolo da spalla più che da co-protagonista. A essere sfruttata appieno è invece la splendida ambientazione: la regia di Sheridan trasmette in modo più che convincente la brutalità dell’inverno sulle montagne del Wyoming, e ritrae nitidamente il contrasto tra il chiarore abbacinante della neve e la penombra, reale e metaforica, in cui vivono gli abitanti della riserva. Certo, la questione sociale rimane piuttosto nebulosa, anche perché i due protagonisti sono bianchi e quindi outsider nella riserva, soprattutto Jane; ma la pellicola tocca i tasti giusti, quelli più dolorosi e grotteschi, per quanto riguarda la diffusione delle droghe e il rischio di violenza sessuale, notoriamente più elevato per le donne native.

Dopo qualche intoppo nel prologo, che abbonda di cliché come la lezione di equitazione, il film prende la giusta direzione e culmina in un finale pienamente soddisfacente. Nel complesso I segreti di Wind River è un ottimo esordio alla regia per Sheridan, finora più noto come sceneggiatore; sarà nei cinema italiani a partire dal 5 Aprile.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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