Una natura bellissima e crudele, immersa nel candore abbacinante della neve: è il mondo ostile in cui si ritrovano sperduti Alex e Ben, sopravvissuti allo schianto del loro aereo nel bel mezzo delle Montagne Rocciose. L’ambientazione la fa da padrona in Il domani tra di noi, pellicola drammatica a metà tra il survival movie e la storia d’amore. Ma le splendide immagini di picchi innevati non bastano a sorreggere un film traballante.La storia, tratta dal romanzo “Le parole tra di noi” di Charles Martin, è arcinota: due sconosciuti che, uniti da tragiche circostanze, possono contare solo l’uno sull’altra per salvarsi. Quando il volo di Alex, una fotografa in procinto di sposarsi, viene cancellato, la donna convince il neurochirurgo Ben, che come lei ha urgenza di partire, a prendere un piccolo aereo da turismo. A causa di un incidente l’aereo precipita: feriti, con la sola compagnia di un cane e senza speranza di soccorso, i due iniziano una lunga marcia per tornare alla civiltà.


Fin qui, tutto male. La sensazione strisciante che qualcosa non vada, percettibile già dalle prime inquadrature, si fa sempre più netta fino a culminare, a metà del film, nel disastro completo. La prima metà, puramente incentrata sulla sopravvivenza, fa alzare più di un sopracciglio con paesaggi stile cioccolato Novi, inesattezze faunistiche e il cliché sempreverde del medico a bordo che,
Lost insegna, fa sempre comodo in caso di disastro aereo. Dettagli tutto sommato accettabili, se non fosse che subito dopo la trama prende una piega romantica prevedibile quanto mal gestita, che copre qualsiasi valido elemento narrativo con una patina di sentimentalismo forzato e scarsa credibilità.

C’è da chiedersi come mai, con un simile cast, il risultato finale sia tanto sconfortante. In fin dei conti è la premio Oscar Kate Winslet (Titanic, The Reader) a interpretare Alex, mentre Idris Elba (The Wire, Thor) veste i panni di Ben. Nessuno dei due ha dato il meglio di sé, ostaggio di una sceneggiatura che non osa, e anzi li rinchiude in ruoli stereotipati: lei istintiva, lui razionale. Il colpo di grazia lo danno i dialoghi, che spesso rasentano il ridicolo. Completa l’opera la regia di Hany Abu-Assad (Paradise Now, Omar), che riesce a trasformare quanto di meglio ha questo film, ovvero la rappresentazione della natura selvaggia, in un panorama da cartolina in cui non si percepisce quasi mai un senso di vero pericolo. Il fatto che la protagonista sia una fotografa avrebbe potuto offrire un punto di vista alternativo e più soggettivo, che ci avrebbe fatto immergere maggiormente nella storia, ma non è stato utilizzato. Insomma, proprio come il film nel suo complesso, un’occasione sprecata.

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Una sceneggiatura che non osa, e anzi rinchiude gli attori in ruoli stereotipati: lei istintiva, lui razionale. Il colpo di grazia lo danno i dialoghi, che spesso rasentano il ridicolo.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d’animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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