Danny Rand cammina a piedi scalzi per le strade affollate di New York, invisibile tra i civili, vestito di sudici stracci, mentre ascolta un brano hip hop dalle cuffie del suo vecchio iPod. Quindici anni prima un incidente aereo lo abbandonò sulle cime dell’Himalaya a piangere i genitori morti, e ora che è tornato a “casa” dopo una lunga assenza, nessuno sembra riconoscerlo: un supereroe nascosto dalla maschera del tempo e forgiato dall’arte del combattimento orientale, è pronto a riprendersi ciò che gli spetta e a svelare i misteri di un passato non ancora definito. Sono queste le premesse narrative di Iron Fist, quarto e ultimo elemento seriale creato da Scott Buck (Six Feet Under, Dexter) che andrà a comporre la squadra dei Defenders insieme a Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage; basandosi sul fumetto di Roy Thomas e Gil Kane, apparso per la prima volta nel 1974 con il nome Pugno d’Acciaio, la serie debutta su Netflix anticipata dai non troppo lusinghieri pareri della critica americana. Proviamo dunque ad esaminare almeno ciò che ci viene offerto dall’episodio pilota, risolto attraverso sessanta minuti circa di presentazione del contesto e dei personaggi principali.

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Sebbene sia affrettato maturare un giudizio complessivamente negativo dopo la visione di un solo episodio, c’è da dire che il ritmo incostante e la scrittura dei dialoghi non aiutano, facendo precipitare in uno stato di noia questo inizio nettamente inferiore agli altri titoli Marvel distribuiti da Netflix. Manca una qualsiasi componente di genere, al contrario caratterizzante di Daredevil e Jessica Jones, o una spinta “sociale” come in Luke Cage, pertanto Iron Fist si colloca in una dimensione stilistica per adesso molto anonima e indefinita, un ibrido impersonale che non sorprende per dati tecnici (regia, fotografia e sceneggiatura) né coinvolge in azione. Un’azione che procede stanca e ripetitiva in modo orizzontale senza mai raggiungere l’emotività di ogni colpo; sono combattimenti estemporanei, puliti, eleganti come vuole il kung-fu, ma privi di un’anima, ed è un aspetto fondamentale nella ricerca sui personaggi in questi nuovi adattamenti per il piccolo schermo. Lontani dalla plasticità del grande cinema, gli eroi urbani avevano guadagnato sul lato umano assorbendo le vibrazioni del mondo reale e confondendosi tra i labirinti di New York, eppure in Iron Fist (per ora) la città è una scatola vuota dentro cui si muovono figure anonime.

Per quanto riguarda gli interpreti, è presto per esprimersi positivamente o negativamente: sarà interessante osservare la crescita di Finn Jones nel ruolo di Danny Rand, viaggiando nella memoria del suo passato, e scoprire in che maniera interverranno Ward e Joy Meechum (gli amici d’infanzia al comando dell’azienda di famiglia) nella “riabilitazione” del ragazzo. David Wenham e Jessica Stroup, gli attori che gli danno voce, hanno sicuramente mostrato qualche inflessione di mistero che, nell’economia della serie, potrebbe rivelarsi la carta vincente.

Tutti gli episodi della prima stagione di Iron Fist sono disponibili su Netflix dal 17 Marzo 2017.

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Co-fondatore e caporedattore di Vertigo24, editor per Everyeye, Cinefilos.it e Lifestar. Studiosa di cinema, vivo con un piede negli anni Ottanta di John Hughes e uno nel mondo di Sofia Coppola. Registi preferiti? Richard Linklater, Noah Baumbach, Denis Villeneuve, Spike Jonze, Nicolas Winding Refn.

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