Per Hollywood, ormai lo sappiamo, è un’epoca di rilanci, rifacimenti, ripescaggi, adattamenti e citazionismo di tutto ciò che ha avuto successo in passato. L’ultimo prodotto di questa tendenza è Jumanji – Benvenuti nella giungla, un po’ sequel, un po’ remake del celeberrimo film omonimo del 1995 con Robin Williams.

I protagonisti sono quattro studenti che, sommati l’uno all’altro, formano un perfetto campione medio di Liceale Americano: il nerd Spencer (Alex Wolff), l’atletico Fridge (Ser’Darius Blaine), l’asociale Martha (Morgan Turner) e Bethany (Madison Iseman), reginetta di Instagram. Trasportati per magia nella giungla che fa da ambientazione a un vecchio videogioco, i ragazzi dovranno superarne tutti i livelli, affrontando una serie di prove, per poter tornare nel mondo reale. Il tutto nei panni dei rispettivi personaggi di gioco. Da adolescente mingherlino, Spencer si ritrova trasformato nell’erculeo dottor Bravestone (Dwayne Johnson); l’opposto per Fridge, che finisce nel corpo di un nevrotico zoologo interpretato da Kevin Hart. Stessa legge del contrappasso per gli avatar delle ragazze: avere l’aspetto di Ruby Roundhouse (Karen Gillan), tipica eroina da videogioco tutta calci volanti e abiti succinti, è un colpo per la timida Martha, ma non quanto lo è per Bethany incarnarsi nel professor Oberon, interpretato nientemeno che da Jack Black.

Il film è più o meno tutto qui, nelle gag e negli equivoci suscitati da questo scambio di corpi. Una trovata tutto sommato interessante ma sulla quale spesso e volentieri si calca troppo la mano, trascinando fuori tempo massimo dialoghi e situazioni ai quali avrebbe giovato una messinscena più scattante. Lo stesso accade con l’altro filo conduttore del film, l’effetto nostalgia per i videogiochi anni ‘90, al quale si deve anche l’ambientazione dichiaratamente ripresa da Indiana Jones: giungla ben pettinata e l’immancabile bazar, per quel tocco indefinito di medio oriente che oggi fa gridare al politicamente scorretto.

Il regista Jake Kasdan (Bad Teacher, Sex Tape) fa la sua parte senza infamia e senza lode, più o meno come il dimenticabilissimo antagonista, il malvagio Van Pelt (Bobby Cannavale). Rispettabile, invece, l’interpretazione di Nick Jonas nel ruolo di Alex, un ragazzo intrappolato nel gioco da vent’anni, il cui avatar è un tentennante aviatore sulla falsariga del Jet McQuack di Duck Tales.

Razionalmente, è impossibile non vedere le mancanze del film a livello di scrittura e realizzazione, neanche lontanamente compensata dalla pur buona interpretazione del cast. C’è però qualcosa, in quell’effetto nostalgia così palesemente studiato a tavolino, che riesce a far presa. È un buon film? Probabilmente no. Ma diventerà uno di quei piaceri colpevoli da home video o palinsesto della domenica pomeriggio. Intrattenimento sciocco e moderatamente divertente, che guardiamo perché ci ricorda qualcosa di bello della nostra infanzia, che sia il film originale o i videogiochi. Quindi, tutto sommato, Hollywood ha fatto bene i suoi conti.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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