Krypton: la recensione della serie DC

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Se vi state chiedendo quale sia il senso di una serie tv su Superman in cui non compare Superman, non siete i soli. Il debutto sul canale Syfy di Krypton, serie prequel delle avventure del celebre supereroe dei fumetti, solleva parecchi dubbi. Ma già dai tempi di Smallville era chiaro che la backstory dell’Uomo d’Acciaio potesse essere un soggetto interessante, sia per i fan del fumetto che per i profani. Stavolta si torna ancora più indietro nel tempo e il protagonista è Seg-El, un giovane e scapestrato kryptoniano: inconsapevole che un giorno suo nipote Kal-El diventerà il più grande eroe della Terra, Seg (Cameron Cuffe) si preoccupa solo di sopravvivere nei bassifondi in cui la sua famiglia è stata relegata in seguito alla ribellione del nonno Val (Ian McElhinney di Il Trono di Spade e Rogue One). A Krypton si è infatti instaurata una dittatura teocratica, in cui i liberi pensatori come Val non sono ben accetti; nella città di Kandor ogni cosa, dalla nascita alla professione dei cittadini, è strettamente regolata, con tanto di matrimoni combinati. La vita di Seg cambia quando incontra Adam Strange (Shaun Sipos), un uomo venuto dal futuro per assicurarsi che la casata di El non si estingua e che Superman possa venire al mondo. Il pianeta Krypton è infatti minacciato da Brainiac (Blake Ritson), un’entità che divora interi mondi.

Prodotto da Warner Bros. e scritto da David Goyer (fra gli autori della Trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan), Krypton ha esattamente tutti i problemi che si potevano intuire dal suo trailer: non c’è la spettacolarità dei superpoteri, né una seria posta in gioco, perché neanche per un momento si viene sfiorati dal dubbio che Superman possa non esistere in futuro. Sappiamo già come andrà a finire, ed è un grosso limite considerando che l’altra direttrice della storia, quella più “politica”, rimane indefinita e poco sfruttata. L’atmosfera da Game of Thrones su un altro pianeta si riduce alla rivalità tra Seg e l’ambiguo magistrato Daron-Vex, interpretato da Elliot Cowan (DaVinci’s Demons), in uno stanco gioco di potere tra la corrotta oligarchia che ha preso il comando e i ribelli che le si oppongono. Per quanto l’ambientazione sia curata e suggestiva, è difficile immergersi in questi intrighi sapendo che il pianeta è destinato a esplodere nel giro di una generazione. Più interessante, in un mondo in cui le unioni spontanee sono proibite, è la relazione clandestina tra Seg e Lyta-Zod, interpretata da Georgina Campbell (Black Mirror).

Sappiamo che in futuro compariranno altri personaggi classici DC come Doomsday e Hawkgirl, ma per il momento la preponderanza di interpreti e accenti britannici e la somiglianza tra Kandor e Gallifrey ricorda in modo imbarazzante una puntata di Doctor Who, ma senza umorismo. Il pilot lancia alcuni spunti ispirati, ma nel complesso è confusionario e privo di ritmo, e non incoraggia a proseguire la visione. Colpa anche del protagonista: oltre a essere un personaggio con scarsa personalità, è interpretato da Cuffe, che non riesce a comunicare emozione nemmeno quando i genitori di Seg vengono uccisi sotto i suoi occhi. E ancora non è chiaro se Krypton sia diretto più ai neofiti dell’universo DC o ai fan più appassionati. Ce lo diranno le prossime puntate, ma certo la partenza non è incoraggiante.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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