Le regole del delitto perfetto: il recap della 4×11

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Non è frustrante quando gran parte di una puntata verte su un tema secondario invece che sulla trama principale? Ecco, è esattamente questo che ci ha regalato l’ultimo episodio di Le regole del delitto perfetto. Tutto comincia con il fascicolo trovato da Connor, Asher e Oliver circa un certo Nate Lahey, che si rivela essere il padre di Nate, un uomo dotato di scarsa fantasia per i nomi e in prigione da molti anni. Annalise, dopo grandi promesse di riportare a casa il bambino di Laurel, sembra essersi già stufata della causa per la custodia e si distrae volentieri con il caso di Nate Senior, che potrebbe far parte della sua class action. Perciò costringe Nate Junior a far visita in galera al papà che non vede da anni. Quello che incontrano però è un vecchietto fuori di testa che se la prende con il figlio per essere diventato un poliziotto, una “spia dell’uomo bianco”. Ma con una delle sue brillanti intuizioni, Annalise capisce che il vecchio  ha un disturbo mentale non diagnosticato, che avrebbe dovuto essere considerato al tempo della sua condanna; riesce dunque a ottenere la sua firma per la class action. A suggerirle quest’idea, a parte il normale buonsenso visto che chiunque noterebbe che al nonnetto mancano diverse rotelle, è un commento di Isaac sulla valutazione psichiatrica di Laurel.

Quest’ultima accoglie con cautela la madre Sandrine, che pure dà l’idea di non essere del tutto in bolla. O forse è solo il fatto che parli in francese. Ad ogni modo, la presenza della svampita si rivela molto utile per la causa di Laurel. Inoltre ci regala una piccola gag non particolarmente divertente durante il fatidico incontro con Frank, ansioso di fare buona impressione sulla genitrice, che però lo snobba. Risolini educati del pubblico in sala. A un certo punto, però, si fa scappare un commento sul ritorno di Wes (si riferisce al piccolo Wes, il neonato) che sicuramente alimenterà un ritorno alla grande delle teorie complottistiche sul fatto che in realtà Wes non sia morto eccetera. Basta. Ce ne siamo fatti una ragione. In caso di resurrezione, si prevede un drammatico calo degli ascolti.

L’attenzione si sposta per pochi minuti sulle coppie Michaela-Asher e Connor-Oliver, giusto per ricordarci che nella serie ci sono anche loro, personaggi con una vita sentimentale più o meno sana. Ma il sentimentalismo non ci salva dal dramma generale. Tornando all’udienza, a mandarla a rotoli è inaspettatamente Isaac, che dopo aver testimoniato sulla perfetta salute mentale di Laurel scopre di essere a sua volta sotto accusa per la morte della figlia Stella. Come sappiamo, la ragazza si era suicidata anni prima in circostanze poco chiare. In seguito a questo colpo di scena, Laurel si vede negata la custodia di suo figlio, e Isaac riprende a drogarsi. Tanto di cappello per la cattiveria dell’avvocato accusatore, che riesce a far passare per drogato, criminale o promiscuo chiunque passi per il banco dei testimoni.

Ma non tutto è perduto: se riuscisse a ritrovare il drive rubato, Laurel potrebbe ancora farsi restituire il bambino. Dal canto suo, Jorge assicura alla figlia di non aver fatto uccidere Wes. E potrebbe essere la verità: nel suo ruolo di spia di Annalise presso il procuratore, Bonnie scopre delle fotografie che ritraggono Wes e Sandrine insieme. Che sia proprio Sandrine la responsabile della morte del ragazzo? Non è da escludere, dal momento che la donna si teneva in contatto con Dominic, che sappiamo essere l’esecutore materiale del delitto. Nel caso fosse così, Laurel potrebbe unirsi a Olivia Pope di Scandal nel club “mio padre è uno psicopatico ma mia madre lo è di più”. Speriamo di scoprire la verità nella prossima puntata.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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