Due freak, due rifiuti della società, cercano di cambiare le sorti di una vita da emarginati. Sono fratelli di sangue e di sventura, uno zoppo e un amputato, che non hanno resistito in questa corsa per il benessere che è da sempre prerogativa del popolo americano; e come un datore di lavoro insensibile o una guerra combattuta in oriente per le politiche imperialiste, il ricco paese li lascia poveri e menomati a cavarsela da soli, a costruire speranze in un futuro migliore, a evadere da una prigione più sociale che fisica. Tutto fa pensare, guardando indietro alla sua filmografia, che Steven Soderbergh abbia davvero a cuore certe tematiche e certe storie, e subito ci vengono in mente la lotta civile della precaria Erin Brockovich, il colpo grosso dei guasconi di Ocean’s Eleven, il sogno imprenditoriale del ballerino Magic Mike, e che esista una sostanziale coerenza tra le pellicole appena citate e l’ultimo lavoro Logan Lucky; un heist movie splendidamente scritto, diretto ancora meglio, figlio di un cinema letterale che resiste al tempo e all’industria dei blockbuster di plastica e digitale con una grazia rara. Di cui Soderbergh è splendido interprete.

Copia malandata di Ocean’s Eleven, spinto oltre i paesaggi urbani delle grandi metropoli, il film attinge dalla realtà americana di serie b, nel sud di bifolchi e odore di campagna, per imbastire uno spettacolo innanzitutto divertente (ma divertente sul serio) che trova il ritmo nelle prove degli attori e nella scrittura fluida. Azzardando inaspettate inversioni di ruoli, come nel caso del personaggio di Riley Keogh – la sexy sorellina di Tatum e Driver – che diventa la spalla intelligente del gruppo, o dei galeotti sciocchi e per niente pericolosi capeggiati dall’ ossigenato Daniel Craig. Funziona tutto, forse più del previsto, in Logan Lucky, per la maniacale cura del dettaglio tecnico e dell’aspetto squisitamente sentimentale, nell’attenzione che il regista mette nelle questioni familiari (del rapporto tra i fratelli Logan e tra Jimmy e la figlia) integrandole ad uno spettacolo superiore. Che è la vera spinta del film e l’obiettivo principale del suo cinema così elementare eppure così complesso, irresistibile e meticoloso, popolare e autoriale. God bless America. God bless Steven Soderbergh. Oggi e per sempre.

75%
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Un heist movie splendidamente scritto, diretto ancora meglio, figlio di un cinema letterale che resiste al tempo e all’industria dei blockbuster di plastica e digitale con una grazia rara. Di cui Soderbergh è splendido interprete.

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About Author

Co-fondatore e caporedattore di Vertigo24, editor per Everyeye, Cinefilos.it e Lifestar. Studiosa di cinema, vivo con un piede negli anni Ottanta di John Hughes e uno nel mondo di Sofia Coppola. Registi preferiti? Richard Linklater, Noah Baumbach, Denis Villeneuve, Spike Jonze, Nicolas Winding Refn.

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