Lore: la recensione della serie Amazon

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Quando da un libro viene tratto un film, o una serie tv, si tratta sempre di una scommessa: il vantaggio del pubblico preesistente contro il rischio di critiche agli inevitabili cambiamenti.

Lo stesso accade quando a essere trasformato in una serie tv è un podcast molto amato e popolare. Ѐ il caso di Lore, il format horror-mistery creato e narrato da Aaron Mankhe che approda sul piccolo schermo sotto forma di serie antologica in sei puntate, distribuita da Amazon Video e prodotta fra gli altri da Gale Anne Hurd, già produttrice di The Walking Dead.

Per chi non dovesse conoscerlo, il podcast di Mankhe è un piccolo gioiello che unisce superstizione e mitologia, avvenimenti storici, letteratura e psicologia per ottenere circa venti minuti di suspense e orrore accompagnati da un’inquietante colonna sonora. La voce narrante dell’autore ci presenta ad ogni puntata un tema diverso, mantenendo un filo conduttore: gli effetti della paura e dell’ignoranza sulla natura umana.

Come serie televisiva, Lore è parecchio fedele all’originale, anche se sono state necessarie delle modifiche. Anche se rimane presente la voce narrante di Mankhe, il tono è più documentaristico che da racconto dell’orrore; questo perché le suggestioni che si creano tramite il solo audio non possono replicarsi quando c’è anche il video. Le immagini non possono essere peggiori di quanto ci suggerisce la nostra stessa immaginazione.

Perciò spesso l’attenzione si sposta dall’aspetto soprannaturale a quello concreto e documentato, analizzando casi reali e sottolineando come dovremmo temere non una qualche entità ignota, ma ciò che la paura può spingerci a fare. Questo soprattutto per quanto riguarda episodi come Black Stockings, in cui Holland Roden (Teen Wolf) interpreta Bridget Cleary, una donna irlandese vittima della società del suo tempo; o come Echoes, macabro resoconto sulla raccapricciante pratica della lobotomia prefrontale prima dell’avvento degli psicofarmaci. Anche la prima puntata, They Made a Tonic, rientra in questo filone.

La seconda parte della serie è quella in cui il soprannaturale ha più peso. Dalle sedute spiritiche del reverendo Eliakim Phelps (il Robert Patrick di Terminator e Flags of Our Fathers) in Passing Notes, passando per la licantropia di The Beast Within, si arriva al gran finale, il più spaventoso di questi sei episodi: Unboxed, con un’ottima Kristin Bauer van Straten (True Blood) nei panni di una donna minacciata dal rapporto morboso che lega suo figlio a un bambolotto di vimini.

Mescolando sapientemente live action, sequenze animate e immagini d’archivio, Lore suscita tristezza e divertimento, rabbia e paura, e al tempo stesso riesce a essere istruttivo. Il cast, per quanto possa sembrare marginale in una serie antologica, è solido e talentuoso, e comprende nomi come Adam Goldberg (Fargo) nel ruolo di Peter Stumpp, presunto lupo mannaro, e Colm Feore, che interpreta il personaggio più terrificante della serie: il dottor Freeman, chirurgo che dispensava a chiunque la sua panacea, ovvero un danno cerebrale perenne.

Non farà sobbalzare per lo spavento come altri horror, ma Lore ha un fascino sinistro, unico e particolare, che spinge al binge watching degli episodi e lascia lo spettatore scosso ma soddisfatto, con parecchio su cui riflettere in attesa (si spera) di una seconda stagione. Ed è la serie perfetta da guardare in vista di Halloween!

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About Author

Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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