Una donna apostolo: non è speculazione romanzata ma il titolo che la Chiesa Cattolica, solo due anni fa, ha finalmente riconosciuto a Maria di Magdala, riabilitandone la figura. Non una prostituta, come molti pensano, ma la persona scelta per annunciare la resurrezione di Cristo.

È questa la premessa narrativa di Maria Maddalena, il nuovo film di Garth Davis. Con uno stile poetico, quasi lirico, la pellicola segue le vicende di una giovane donna palestinese che rifiuta il ruolo, impostole dalla famiglia, di moglie e madre, e viene per questo considerata posseduta dal demonio. Il passaggio a Magdala di un nuovo profeta, che predica cose fuori dall’ordinario, offre a Maria un salvagente, un’alternativa alla vita limitata che conduce.

Rooney Mara interpreta con intensità la protagonista, che costruisce il suo legame con Gesù più su una comprensione silenziosa che con il dialogo. In generale, in tutto il film si parla poco: le conversazioni sono asciutte ed essenziali, quasi a richiamare la convinzione di Maria che solo nel silenzio si possa avvertire la presenza di Dio. Una quiete rotta solo dalle musiche del compositore islandese Johann Johannsson (alla sua ultima colonna sonora, è venuto a mancare a Febbraio) e dal vento incessante della costa siciliana, che assieme ai Sassi di Matera fornisce un grandioso palcoscenico. La bellezza pura del paesaggio, l’aria perennemente cristallina, gli splendidi costumi sempre immacolati e il viso bianco di Maria, la generale atmosfera di nitore: tutto potrebbe sembrare troppo pulito e levigato, quasi patinato, per essere credibile, e invece si armonizza con il racconto.

Distogliendosi dalle parti più sanguinose, oltre che arcinote, del Vangelo, l’attenzione si focalizza sul vero messaggio di Gesù, interpretato da un Joaquin Phoenix insospettabilmente convincente, che ci regala una versione inedita del Nazareno: sofferente, umanissimo, in alcuni momenti distaccato da tutto e tutti, in altri sopraffatto dall’empatia che prova per i suoi seguaci. Maria è per lui un’ancora, l’unica persona, forse, in grado di recepire davvero i suoi insegnamenti. Il concetto della Maddalena come erede spirituale di Cristo, e per questo rifiutata dagli Apostoli, ha del rivoluzionario, eppure non si è voluto calcare troppo la mano: il racconto non diventa Maria-centrico, la sua presenza a volte si percepisce appena, specialmente nella seconda metà del film. Ciò enfatizza quanto un piccolo dettaglio in più possa modificare una storia che pensiamo di conoscere.

Il film, scritto da Helen Edmundson e Philippa Goslett, di certo non è perfetto. Pecca spesso di ingenuità: il parallelismo fra l’esorcismo di Maria e il suo battesimo, e in generale tutto il simbolismo legato all’acqua, è troppo palese; e la primissima scena, in cui Maria assiste la cognata durante un parto difficile, sa di cliché visto e rivisto. Inoltre la parte iniziale, che riguarda la vita di Maria prima dell’incontro con Gesù, è tanto interessante che avrebbe meritato un minimo di approfondimento in più. È toccante la modernità con cui rappresenta quel senso di soffocamento che ancora oggi tante donne conoscono bene.

E altri dettagli come questo sono sparsi per tutta la pellicola. La nuova interpretazione della figura di Giuda (Tahar Rahim), che tradisce Gesù non per denaro ma per debolezza psicologica o eccesso di fede, è affascinante. Così come molto bella è la rappresentazione dell’ostilità venata di ammirazione che Pietro, interpretato da un eccellente Chiwetel Ejiofor, prova nei confronti di Maria. Ma la vera forza del film sta nel fatto che Maria sia un Apostolo in tutto e per tutto: non una donna che segue un uomo per amore romantico, ma una vera credente, che ha un legame ideologico e spirituale con il suo maestro. È qualcosa che, come dimostrano le proteste di molti recensori, avevamo bisogno di vedere.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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