Marvel’s Inhumans: la recensione della serie con Iwan Rheon

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In quest’epoca di vacche grasse per il pubblico nerd, era ovvio che la sovrabbondanza di fumetti adattati in film o serie televisive avrebbe compreso qualche flop. É la legge dei grandi numeri, ma diamine, uno scivolone come quello di Marvel’s Inhumans non ce lo aspettavamo.

Il sospetto era che, come altri adattamenti della corazzata Marvel, Inhumans potesse essere mediocre, magari godibile, ma certo non brillante. In particolare ispirava poca fiducia il nome dell’ideatore Scott Buck, già creatore del debole Iron Fist di Netflix, ma le premesse di trama sembravano avvincenti. Purtroppo si è invece rivelata un disastro su tutta la linea. Prodotta da Marvel Television e attualmente distribuita su ABC, in Italia arriverà su Fox solo l’11 Ottobre, ma non è il caso di strapparsi i capelli nell’attesa.

Gli Inumani, persone dotate di capacità sovrumane grazie alla loro discendenza in parte aliena (per l’esattezza Kree), sono presenti anche nella serie Marvel’s Agents of SHIELD, in cui vengono perseguitati dagli umani “normali” dal momento in cui subiscono la Terrigenesi, ovvero la trasformazione che ne innesca i poteri. In Marvel’s Inhumans la storia ruota intorno a una comunità di Inumani che da secoli vive nascosta in una colonia lunare chiamata Attilan.

Le esplorazioni sulla Luna di un’agenzia aerospaziale, arrivando pericolosamente vicine ad Attilan, mettono in allerta il re degli Inumani, Freccia Nera, interpretato da Anson Mount (Urban Legend, Hell on Wheels). A preoccupare il sovrano è anche la persecuzione degli Inumani terrestri, che vorrebbe portare in salvo sulla Luna. Suo fratello Maximus (l’Iwan Rheon di Il Trono di Spade e Misfits) è invece convinto che il popolo Inumano dovrebbe smettere di nascondersi e andare alla conquista della Terra. Per mettere in atto il suo piano, Maximus guida un colpo di stato contro Freccia Nera e sua moglie, la regina Medusa, costringendoli a fuggire sulla Terra. I due si ritrovano su un’isola delle Hawaii, impossibilitati a usare i loro poteri e separati fra loro, oltre che dal fidato Gorgon (Eme Ikwakor), capo della guardia reale, e da Karnak, consigliere del re, interpretato da Ken Leung (Lost, Star Wars).

Il tutto mentre Louise (Ellen Woglom), dipendente di un’agenzia aerospaziale che ha rilevato qualcosa di anomalo sulla Luna, inizia a investigare su di loro.

Per tutto il tempo, uno degli aspetti più frustranti di Inhumans è il fatto che si parla di persone straordinarie che non usano i loro poteri. Perché? Ufficialmente, ci viene fornita una sfilza di motivazioni: Freccia Nera, dotato di una voce potentissima e distruttiva, non vuole usarla per paura di uccidere qualcuno e dunque non parla mai; i capelli mobili di Medusa vengono quasi subito tagliati dal traditore Maximus; Karnak non può usare la sua preveggenza perché ha battuto la testa (sì, avete letto bene) e così via. Più probabilmente, invece, il motivo è che gli effetti speciali costano, anche quando, come in questo caso, sono scadenti. Così come, a quanto pare, una scenografia decente non sarebbe rientrata nel budget di Inhumans, che quindi è ambientato nella versione lunare di un condominio ex-sovietico.

Ma lo scoglio peggiore sono i personaggi veri e propri, considerando non le loro capacità ma semplicemente i loro caratteri. Serinda Swan (Percy Jackson, Graceland) è piuttosto convincente come Medusa, mentre Anson Mount non riesce a compensare con l’espressività il mutismo di Freccia Nera. Iwan Rheon, che sappiamo in grado di impersonare alla perfezione un villain, stavolta si perde nella demagogia spicciola di Maximus. Ed è meglio stendere un velo pietoso sulla recitazione di Isabelle Cornish (sorella della più famosa Abbie Cornish) nei panni della principessa Crystal, sorella di Medusa.

Ricapitolando, fra trama agonizzante, effetti speciali pessimi e un cast non all’altezza, di Inumano in questo episodio pilota c’è soprattutto la noia.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d’animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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