Mosaic: la recensione della serie di Steven Soderbergh con Sharon Stone e Garrett Hudlund

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Unsane, l’ultimo progetto di Steven Soderbergh, sarà un film sperimentale girato, a quanto si dice, con il solo uso di un iPhone. Sembra proprio che per prepararsi all’impresa l’acclamato regista di Traffic e Erin Brockovich (oltre che franchise di successo quali Ocean’s Eleven e Magic Mike) sia passato per Mosaic, prodotto “ibrido”: è sia una serie targata HBO che un’app per il cellulare. In tv, Mosaic si articola in sei puntate, un classico thriller con protagonista Sharon Stone nel ruolo di una famosa illustratrice il cui misterioso omicidio si ripercuote per anni sulla piccola comunità in cui viveva. Invece l’app, intitolata “Mosaic from Steven Soderbergh”, è progettata per funzionare come un film interattivo in cui si sceglie quale storyline seguire, fino a scoprire il colpevole del delitto.

Fra le montagne dello Utah, nell’esclusiva località sciistica di Summit, Olivia Lake, celebrata autrice di libri per bambini, tenta di allontanare il senso di solitudine dedicandosi a una fondazione benefica, chiamata per l’appunto Mosaic, e facendo entrare nella sua vita due uomini: Joel (Garrett Hedlund), artista esordiente, ed Eric (Frederick Weller), affascinante uomo d’affari. Qui la trama si complica, perché Eric è in realtà un truffatore, ingaggiato per convincere Olivia a vendere i suoi terreni a una compagnia di estrazione mineraria. Alla morte di Olivia, Eric viene condannato per il suo assassinio e incarcerato. Ma quattro anni dopo la sorella Petra (Jennifer Ferrin) tenta di scagionarlo, spostando i sospetti su Joel.

Scritta da Ed Solomon (Men in Black, Charlie’s Angels) la serie non spicca per originalità: non è niente più che il classico giallo in cui tutta l’azione è concentrata sulla ricerca del colpevole. Anzi, come serie non è nemmeno particolarmente ben congegnata: si articola più come un film di sei ore, non ha la scansione temporale tipica della serialità, come si nota dalla mancanza di equilibrio delle singole puntate, che non hanno cliffhanger o colpi di scena significativi. Dal punto di vista delle storyline, l’app è probabilmente più intrigante della serie, visto che permette allo spettatore di seguire singoli personaggi e, in un certo senso, svolgere la propria indagine personale.

Ciò che invece colpisce è il personaggio di Olivia, il vero “mosaico” della storia: una donna disperatamente sola nonostante il suo successo, affascinante e al tempo stesso sottilmente sgradevole, affamata di attenzioni come una ragazzina infatuata. Sharon Stone è davvero perfetta per la parte; anche grazie alla sponda offertale da Paul Reuben nei panni di JC, migliore amico della scrittrice che ne asseconda la frenetica ricerca di una relazione, l’inossidabile star di Basic Instinct e Casinò dà vita a un’Olivia Lake commovente, tristemente ridicola. Anche quella di Garrett Hedlund (Tron: Legacy, On The Road) è un’interpretazione notevole.

Con le sue atmosfere gelide e sintetiche, fatte di paesaggi innevati, geometrie aguzze e luci artificiali, Mosaic emana un’eleganza nordica che, per quanto esteticamente piacevole, smorza la suspense e non è in accordo con la trama: tutto appare appiattito, rallentato. Dopo un prologo avvincente, ci si perde in un eccesso di diramazioni, e l’attenzione cala all’improvviso. Nel complesso è un esperimento riuscito a metà: il risultato non è un capolavoro, ma bisogna riconoscere l’ambizione dietro la trovata dell’app. Chissà, con Unsane e l’iPhone potrebbe andare meglio.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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