Ad adattare il romanzo Nelle pieghe del tempo di Madeleine L’Engle, uscito negli anni ’60, la Disney ci aveva già provato quindici anni fa con Viaggio nel mondo che non c’è, dimenticabile film per la tv di scarso successo. Nelle pieghe del tempo, in uscita il 29 Marzo, è dunque il secondo tentativo di adattamento, stavolta in grande stile. La giovanissima Storm Reid interpreta Meg Murry, ragazzina brillante ma ribelle, infelice a causa della misteriosa scomparsa di suo padre, un famoso astrofisico. I suoi unici punti di riferimento sono la madre Kate (Gugu Mbatha-Raw), anche lei scienziata, e il fratellino Charles Wallace (Deric McCabe), enfant prodige.

La sua vita cambia radicalmente quando incontra un trio di donne dai nomi bizzarri: la Signora Cosè, la Signora Chi e la Signora Quale. Interpretate rispettivamente da Reese Witherspoon, Mindy Kaling e Oprah Winfrey, le tre sono in realtà antichissimi esseri celestiali che le svelano le sorti del padre: Alex Murry (Chris Pine) ha scoperto come viaggiare attraverso tempo e spazio, ma è rimasto vittima della guerra interplanetaria contro un’entità conosciuta solo come Oscurità. È così che Meg si mette in viaggio, accompagnata dall’amico Calvin (Levi Miller) e da Charles Wallace. Saltando da un pianeta all’altro per correre al salvataggio del padre, i ragazzi incontreranno sia alleati come Medium Felice (Zach Galifianakis) che avversari come l’ambiguo Uomo dagli Occhi Rossi (Michael Peña).

La regista Ava DuVernay (Selma) dirige una fiaba zoppicante, fatta di colori brillanti e spettacolari effetti speciali, che rendono il tutto esteticamente molto gradevole ma anche già visto; in particolare l’estetica ricorda Il grande e potente Oz. Non un buon segno, dal momento che fu un flop. Tutto risulta affrettato e superficiale: vediamo ben poco della vita dei personaggi, cosa che rende parecchio difficile provare simpatia per loro. La stessa vaghezza si nota nell’espediente narrativo del viaggio spazio-temporale, reso possibile dal tesseract, di cui però non è dato sapere la vera natura. È forse un congegno? Oppure è uno stato mentale? Il mistero è presente anche nel libro originale, che passa per un romanzo di fantascienza nonostante sia sostanzialmente un fantasy. Il film se ne distanzia in diverse occasioni, ma non abbastanza: avrebbe potuto assumersi qualche rischio in più e allontanarsi dal materiale originale sia sulla trama che sulla struttura del racconto, troppo lineare e prevedibile.

Anche i dialoghi sono troppo aderenti a un registro da letteratura per l’infanzia per poter funzionare sullo schermo; inoltre, all’interno di una stessa conversazione, le battute non si legano tra loro, come se i personaggi parlassero ognuno di un argomento differente. I cambiamenti apportati alla trama fanno sì che le due metà del film abbiano registri e atmosfere completamente differenti: la seconda parte, che infatti è quella che si prende più libertà rispetto al romanzo, a tratti è davvero inquietante ed è molto superiore rispetto alla prima, stucchevole e priva di ritmo. Purtroppo però anche il climax viene depotenziato da un villain indefinito, che non compare per gran parte del film e che, quando finalmente entra in scena, viene presentato come un’entità vaga fatta di stereotipi negativi. Tutto ciò nella più completa mancanza di umorismo, un fattore anomalo, trattandosi di una produzione Disney.

Tutto ciò potrebbe ancora risultare in una solida pellicola per bambini se non fosse per la regia e il montaggio. A un eccesso quasi morboso di primi e primissimi piani si accompagnano insopportabili flashback dal montaggio frenetico: senz’altro una scelta stilistica, ma danno l’impressione di un lavoro eseguito frettolosamente per mancanza di tempo. Al film avrebbe giovato una maggiore durata e un approccio più approfondito, con più cura per i dettagli. Così come è, dà continuamente la sensazione che qualcosa ci sfugga, come se mancassero parti di trama. E di certo non mette in risalto le capacità attoriali degli interpreti, specialmente i più giovani.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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