Un uomo si sveglia una mattina con un fastidiosissimo fischio alle orecchie. Sul frigo un biglietto su cui c’è scritto che un suo amico, di cui non ricorda l’esistenza, è morto. Inizia così la sua strana giornata.

Orecchie scritto e diretto da Alessandro Aronadio, è il suo secondo lungometraggio dopo l’esperienza di moltissimi script, ultimi quello di Classe Z di Guido Chiesa e I peggiori di Vincenzo Alfieri. Per questo film il regista sceglie il bianco e nero e una risoluzione dello schermo in 4/3. Entrambe le scelte ricalcano bene percezione del mondo e senso claustrofobico che affliggono il protagonista nella folle giornata in cui lo vediamo vivere. Laureato in filosofia è adesso un supplente, non ama il suo lavoro e ha una ragazza che non riesce a rendere felice; durante il suo scorrazzare per Roma alla ricerca di una soluzione per le sue orecchie, incontra i personaggi più strambi. Il film gioca infatti col paradossale, con l’assurdità delle dinamiche umane. D’altronde tutti abbiamo avuto giornate incredibili per la loro insensatezza.

Ma più la giornata scorre, più  le persone con cui si scontra si rivelano assurde indipendentemente dai loro comportamenti bizzarri. Si mostrano nella loro assurdità per il semplice motivo che rispetto a lui quelle persone hanno trovato un posto nel mondo. Perché questo è il reale problema del protagonista senza nome, quello di non sapere dove collocarsi, soprattutto in questa società contemporanea che gli sembra priva valori. Si ritiene un’anima antica non adatta alla velocità e alle stranezze del mondo.

Orecchie affronta il tema dell’inetto a cui il mondo sembra abitato da pazzi. L’inetto che non si rende conto che il primo pazzo fra tutti è proprio lui e qui ogni situazione grottesca è ben sfruttata, anche dal protagonista, Daniele Pirisi con i suoi sguardi perplessi che centrano il bersaglio. Ciò che il regista vuole trasmettere è che in situazioni come queste è la persona a dover superare se stesso, il vero senso è la capacità di adeguarsi. Non è il mondo, il mondo procede dritto per la sua strada anche quando ci sembra che vada storto. Quindi lungi da continuare a pensare a se stesso come un individuo isolato, lungi dal continuare a peccare del narcisismo del depresso, il personaggio deve adeguarsi.

Eccolo il grande errore di Orecchie: il voler chiudere il cerchio, il voler rassicurare con una conclusione pregna di morale. È come se Aronadio avesse il timore di lasciar aperti i dubbi, di danzare a fondo col paradossale che bagna la vita, costantemente. In questo modo la naturale stranezza dell’esistenza che ben emerge nella prima parte del film viene a crollare, lasciando spazio a una conclusione che ci sembra fittizia rispetto alla realtà burlona e poetica che regnava fino a qualche minuto prima.

 

60%
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Un film che sfrutta le sue situazioni paradossali ma crolla quando cerca una morale rassicurante

  • Voto di Alice Catucci
    6
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