Quanto può essere sporco e violento questo mondo? Ce lo chiediamo purtroppo da fin troppo tempo e ad oggi sembra non esserci una risposta a questa domanda. Il regista afroamericano Lee Daniels nel 2009 ci regalò una pellicola capace di scavare a fondo nelle nostre coscenze: Precious, basato sull’omonimo romanzo della scrittrice e poetessa californiana Sapphire, ‘’Push- La storia di Precious Jones’’, fu un tripudio di critica e pubblico, riuscì a trionfare al Sundance e vinse ben due Oscar. Le tematiche del film sconvolsero il mondo intero: abusi, violenza fisica e psichica, il coraggio di ritrovarsi e di riuscire a rinascere. La storia di Clareence Precious Jones è un dramma che non si dimentica facilmente. Una ragazza di colore, fragile e introversa, che ha innalzato una vera e propria barriera invalicabile tra lei e il mondo che la circonda. Quando nasci in un ambiente così degradato e malato non puoi che chiuderti in te stesso e immaginare una vita fantastica. Quello che sogna e desidera ardentemente la protagonista di questa triste storia in fondo è solo amore e normalità.

La scrittrice Sapphire non poteva scegliere nome migliore: Precious, un nome prezioso, quasi d’inestimabile valore, che in realtà è volutamente provocatorio, perché agli occhi dei suoi orribili e violenti genitori di prezioso la malcapitata ragazza appena sedicenne non ha proprio nulla. Per anni è stata abusata dal padre, una violenza fisica, reiterata, che ha dato alla confusa giovane una piccola bimba affetta da sindrome di Down, chiamata ingenuamente ‘’Mongo’’. La brutalità del padre continua a perseguitarla e nella pellicola Precious è di nuovo in attesa di un altro bimbo. Solo chi ha provato sulla propria pelle un orrore del genere può raccontare come ci si sente, infatti il regista Lee Daniels ha raccontato più volte di essersi ispirato agli abusi che ha subito dal padre in tenera età. È riuscito a scavare in quei ricordi miseri e bui, canalizzando tutta quella sofferenza alla bellissima attrice Gabourey Sidibe, un altro essere umano che conosce benissimo le ingiustizie. Attrice tosta e dagli occhi grandi e pieni di vita, nata in uno dei quartieri peggiori di Brooklyn: Harlem, dove solo una grande famiglia unita e il suo sconfinato amore possono riuscire a farti sopravvivere. Diventata attrice per caso: lesse per strada un annuncio che recitava: ‘’cercasi ragazza afroamericana oversize tra i 18 e i 25 anni’’, dopodichè si presentò davanti a Daniels e tra i due fu subito amore a prima vista.

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Non poteva scegliere interprete migliore perché il mondo s’innamorò letteralmente di Gabourey. L’interpretazione magistrale le fece sfiorare l’Oscar come miglior attrice protagonista e poco importa se non riuscì a vincerlo, perché quegli occhi profondi, scuri e sinceri sono rimasti impressi negli animi degli spettatori. Gli occhi di Precious che, durante il prosieguo del film, lo spettatore vede chiudersi diverse volte per riuscire a fuggire da quella spettrale realtà. La giovane vittima è una ragazza acuta e desiderosa di vivere come i suoi coetanei ma deve fare i conti con un altro aguzzino, quello che spaventa di più per le parole violente che utilizza per soffocare la sua anima: sua madre. Una donna di una violenza fuori dall’ordinario, arida e folle che accusa senza ritegno la sua stessa figlia di aver sedotto il padre: ‘’Ti sei messa a scopare col mio uomo! Tu vuoi fottermi tutto ciò che possiedo!’’ Queste sono solo alcune delle brutali accuse che lancia a Precious e come se non bastasse le ruba pure il sussidio che alla giovane spetta di diritto, essendo una ragazza madre. Una donna che trasmette orrore e rabbia allo spettatore e che nega alla protagonista la possibilità di una vita normale, la possibilità di un’evoluzione interiore.

Daniels è bravissimo nel denunciare al mondo un altro degli aspetti più assurdi, ma tristemente veri, che attanaglia gli States: il problema sempre più crescente dell’analfabetismo tra i giovani americani provenienti dai quartieri degradati. La ragazza non ha problemi ad approcciarsi alla matematica, alla poesia o alle altre materie scolastiche, è desiderosa di conoscenza e ama leggere ma quando si tratta di scrivere è come se qualcosa di oscuro si interponesse tra lei e la penna. Il muro che ha innalzato la coscienza di Precious ha creato in lei un senso di paura tale da impedirle di poter comunicare con il mondo e chiaramente non riesce più a esternare quello che sente. Vede la scrittura come un pericolo, quei simboli sono per lei una minaccia enorme. La ragazza risponde con poche parole, ha sempre paura ad esporsi ma assorbe e metabolizza interiormente tutto quello che la circonda. La sua anima è ormai soffocata dalla brutalità che vive nel quotidiano e le manca terribilmente il conforto e l’affetto che solo una madre potrebbe darle. La sua passività e la costante malinconia sono frutto delle sue esperienze traumatiche e il dolore sembra ormai averla annichilita del tutto. Nessun essere umano potrebbe reggere tutto quella sofferenza.

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A un tratto tutto quel male così feroce sembra afferrare lo spettatore per la gola, inizia quasi a mancarti l’aria e non fai altro che domandarti: ‘’quando finirà tutto questo calvario? Nessuno si accorge della sofferenza di quest’adolescente?’’ E per fortuna entrano in scena personaggi benefici, che si accorgono della sua triste esistenza ma che non possono immaginare fino a dove si è spinto l’orrore di questa vicenda. Miss.Rain, Mrs.Weiss (interpretata da un’ottima Mariah Carey) e l’infermiere John McFadden (Lenny Kravitz) sono i veri salvatori di Precious. Le tendono la mano e le mostrano gentilezza e amore, concetti per lei completamente sconosciuti. Mostrano alla ragazza che può ancora fidarsi delle persone. Precious non è più costretta a chiudere i suoi occhi, non deve più avere paura e scaccia definitivamente i suoi demoni dopo essere fuggita dalla sua casa natale, dopo che la madre in preda alla collera, cerca di aggredirla mentre lei tiene in braccio il suo figlioletto appena nato, Abdul. Preciuos conoscerà il caldo focolare della famiglia in casa di miss Rain, che vive con la compagna e si prenderà cura della sua alunna. Lo sguardo del regista si posa amorevolmente su quelle due donne piene d’amore attraverso gli occhi luccicanti della protagonista, che vede in quelle donne coraggio e voglia di vivere.

La scena madre della pellicola la possiamo trovare nei tredici minuti finali: la ragazza scopre attraverso la madre che il suo aguzzino è morto di AIDS. Precious si scopre sieropositiva ma la sua preoccupazione non è per se stessa, ma per il suo piccolo Abdul, che per fortuna riesce a scampare alla malattia. Deve affrontare per l’ultima volta l’orribile madre, che interrogata dalla signora Weiss racconta in uno straziante ma macabro dialogo che la figlia subisce abusi dall’età di tre anni. Lo sguardo e la reazione dell’assistente sociale sono uguali a quelle dello spettatore, subentrano: rabbia, sconcerto e infinita tristezza, ma nonostante tutto questo orrore la madre dimostra ancora invidia nei confronti della figlia, colpevole di averle rubato le ‘’attenzioni del marito’’. In quel momento sono le disarmanti parole di Precious che rimbombano in sala e ci richiamano alla compassione: odiare non serve a nulla, si rende conto che non deve più temere le assurde violenze di quella donna, si rivolge all’assistente sociale e la informa che lei è pronta a proseguire il percorso di studi speciale, che la porterà all’esame per essere ammessa al college. Infine si alza, prende in braccio i suoi figli, tronca definitivamente con la madre e come sottofondo, si iniziano a sentire le toccanti note della canzone ‘’It Took A Long Time’’ della compositrice soul Labelle. Gli occhi di Precious non sono affatto malinconici però. Al contrario la ragazza rinasce e fa pace con il mondo, lei non ha più bisogno di chiudere quegli occhi stupendi, affronta la vita con coraggio ed è decisa a crescere e a sostenere i suoi meravigliosi bambini.

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Studente e grandissimo appassionato di cinema. Editor presso IlTermopolio e Uni Info News. Sin da bambino s'innamora dell'universo cinematografico e della cultura iberica, ama scrivere, correre, viaggiare e cucinare. Divoratore seriale di libri, album e serie TV. I suoi registi preferiti sono Sergio Leone, Stanley Kubrick, Pablo Larrain e Denis Villeneuve.

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