Tra i film che hanno vinto il Sundance Film Festival gli scorsi anni Re della Terra Selvaggia è sicuramente quello che risponde meglio alla definizione tradizionale di pellicola indipendente. Il budget con cui è stata girata era veramente esiguo, tanto che le riprese necessitarono la collaborazione degli abitanti del luogo, ed il cast tecnico era pressoché sconosciuto nell’ambiente della grande cinematografia. Però, come spesso accade, l’aspirazione del regista Benh Zeitlin andò oltre i limiti economici e costruì un film al di là delle normali aspettative. Infatti non solo la storia della giovane Hushpuppy e suo padre corrisponde perfettamente ad un genere cinematografico ben preciso (quello del surival movie), ma si integra anche con un discorso di tipo morale prettamente attuale.

Viene osservato un gruppo di abitanti di una landa di terra a rischio continuo di inondazione che cerca di sopravvivere senza l’aiuto di coloro che stanno sulla terraferma: sono strettamente convinti che adattarsi all’ambiente in cui sono nati e cresciuti faccia parte del processo di vita. Ecco perché anche di fronte all’imminente tragedia nessuno vuole prevaricare il grande muro che li divide dagli altri. “Papà dice sempre che lì, nel mondo asciutto, non hanno niente di quello che abbiamo noi” dice la giovane protagonista sintetizzando il senso di tutto il film: lo stesso adattamento alla propria natura è la vita. Affinché questo messaggio permei nello sguardo degli spettatori Benh Zeitlin prevarica spesso il confine tra realtà e sogno, approcciandosi spesso alle sequenze in maniera onirica e fortemente metaforica. La ricerca continua di Hushpuppy della madre che non ha mai conosciuto sembra, infatti, essere l’aspirazione di ricongiungersi alla natura che pare averla abbandonata e che lei non sa dominare.

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Re della Terra Selvaggia è stato girato pensando prettamente alla Louisiana del Sud, una terra fortemente colpita da uragani, maree e terremoti, dove però la popolazione vive del suo stesso spirito di sopravvivenza. La domanda a cui Zeitlin voleva esplicitamente rispondere era: “Come potevano queste persone trovare la forza di vedere morire la terra che li ha resi unici senza perdere la speranza, la gioia e questo spirito incredibile di festa che li contraddistingue?”. Purtroppo oggi questi quesiti non sono più limitati a dei posti a rischio ben precisi ma riguardano tutta la Terra che sta sprofondando in un’irreversibile crisi ambientale. Il film questo lo dice chiaramente quando sentenzia la condanna a morte di un mondo che è stato fin troppo sfruttato (“L’intero universo dipende da che tutto sia ben incastrato al suo posto. Se un pezzo, anche piccolo, si rompe, l’intero universo si romperà”) ed a cui i messaggi ambientalisti ora non servono più. Il tempo di arginare le catastrofi è finito ed anche quello di pensare a cosa si sarebbe potuto fare per salvaguardare il nostro territorio, rimane solo la consapevolezza primordiale dell’adattamento come quella della piccola Hushpuppy.

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Il suo cinema del cuore è quello che sta tra Margot Tenenbaum e Frances Ha. Una volta ha anche provato a vedere un cinecomic, ma è una cosa divertente che non farà mai più

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