Il cinema di Noah Baumbach ci ha sempre abituati a un preciso spettro emozio-generazionale, quello dei bambini troppo cresciuti in crisi tra famiglia e società. Da Il calamaro e la balena a Mistress America il filo conduttore delle sue storie si dimenava tra il vorrei ma non posso ai drammi con le figure genitoriali, ostacoli da superare ma specchio di ciò che si diventerà in futuro, nel bene o nel male. La sua ultima fatica, The Meyerowitz Stories (New and Selected), forse il miglior film originale Netflix, è una summa intelligente dei suoi precedenti lavori, mantenendo sempre lo spirito alleniano ma con l’aggiunta drammatica del cinema di Todd Solondz. Lo sfondo è sempre lo stesso: la borghesia intellettuale americana, incapace di consolidarsi sotto un’unica bandiera, sempre in perenne crisi ma esemplare nella descrizione socio-culturale dell’epoca in cui questi personaggi e queste storie si muovono. A fare da trait-d’union questa volta però è l’arte, non vista come fonte di potere ma come ostacolo tra vecchie e nuove generazioni.

Dustin Hoffman è uno scultore molto attivo durante gli anni Sessanta, non si è mai del tutto affermato e la sua lignea e scorbutica arte ha in qualche modo influenzato i propri figli e con loro pure i nipoti. Le generazioni a confronto sono tre e tra nonni padri e figli Baumbach, come un abile chirurgo, isola ogni elemento e lo studia a sé, senza però sacrificare la coralità generale e l’alchimia, perfettamente riuscita grazie al duo composta da Ben Stiller e Adam Sandler. I due sono il frutto di un fallimento generale del capofamiglia e questa parentesi, prima della nascita della nipote, sarà l’incipit per capire ciò che sarà delle loro vite. Potremmo riassumere la trama del film ma questo lo farebbe sembrare ciò che non è: qualcosa di interessante. La potenza del film infatti risiede proprio nella sua ineluttabile noia, viva, già vista e sentita. Ma non è questo ciò che veramente vogliamo? Cosa ci aspettiamo quando andiamo al cinema se non il perenne e sempre uguale spegnimento delle luci?

The Meyerowitz Stories

The Meyerowitz Stories (New and Selected) è un’opera di falsi sentimenti e discussioni mai veramente affrontate, cristallizzate nelle opere fredde e senza anima dell’artista che faranno da totem per la risoluzione dei problemi familiare in un nucleo dove l’unico figlio che ha avuto successo nella vita è quello senza velleità artistiche. Un allontanamento passivo-aggressivo dalle orme del padre che porta però ad un risvolto drammatico in un’ottica più familiare, cosa che invece ha raggiunto il personaggio di Adam Sandler, vittima a sua volta di un amore infinito nei confronti di una figlia che al contrario del nonno è tutta contenuto ma niente forma…ma è già un passo da gigante.

Un cinema normale che racconta persone normali che vivono vite fin troppo normali e che, al contrario delle precedenti pellicole, fanno perno sui legami e gli elementi in comune piuttosto che sulle vicende che accadono singolarmente ai protagonisti. The Meyerowitz Stories (New and Selected) è forse il film più autoriale del regista statunitense che, preferendo la vita allo spettacolo, ha dato vita a una commedia melodrammatica di spaventosa autenticità, sempre racchiusa in un idillio di casa per bambole su misura. In fondo New York è grande e chissà quante altre storie andrebbero raccontate e quante ancora Baumbach ne racconterà.

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About Author

Da sempre cerco di distaccarmi da ogni moda e tendenza esistente, di fatto illudendomi. L'imprinting melodrammatico datomi dalla visione del Re Leone in tenera età mi ha permesso di crearmi categorie estetiche che a stento riesco e modificare. E poi mi lamento se sto antipatico a tutti. Complessato peggio di Bergman, logorroico come Allen, cerco di essere intelligente come Kubrick. Purtroppo mi riescono bene solo le prime due cose.

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