Roma FF12: Dakota Fanning alla Festa del Cinema per il film Please Stand By

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Dakota Fanning, insieme al regista Ben Lewin e ai produttori Daniel Dubiecki e Lara Alameddine, ha presentato oggi ad Alice nelle città (sezione parallela della Festa del Cinema di Roma) la pellicola Please Stand By, che ruota attorno a Wendy, una ragazza autistica appassionatissima di Star Trek. La sua missione è consegnare una sua sceneggiatura sulla saga.

La Fanning, entrata nel mondo del cinema quando era solo una bambina, ha definito Please Stand By, un film rivolto a tutti, adulti e non:

Penso che Please Stand By sia un film per tutti, giovani e adulti. Ho fatto parte con piacere di questa pellicola. Solitamente cerco di accettare dei progetti che possano attirare l’interesse di tutte le persone. Oggi terrò una Masterclass qui a Roma, e mi hanno chiesto cosa dirò ai giovani… beh semplicemente mi limiterò a rispondere alle domande che mi rivolgeranno. Il cinema è una macchina complessa e affascinante, in questo settore ognuno possiede delle esperienze particolarmente individuali e soggettive“.

Al regista Ben Lewin è stato chiesto il motivo per cui spesso dirige dei film che trattano storie di donne:

La maggior parte delle storie maschili sono state già raccontate. Credo che, adesso, siamo più interessati a sentir raccontare storie femminili. Trovo più affascinante e originale scoprire quale sia il punto di vista delle donne sul mondo. Inoltre, lavorare con Dakota è stato lungimirante: ha aperto in me molteplici prospettive“.

L’attrice si è soffermata, brevemente, anche sul suo prossimo progetto:  l’adattamento cinematografico del romanzo La campana di vetro di Sylvia Plath, diretto da Kristen Dunst:

“Questo progetto è ancora in fase di sviluppo, per tale motivo non posso svelarvi molto al riguardo. Mi trovo particolarmente bene a lavorare con le donne, perché con loro si riesce a creare una specie di sorellanza e amicizia. Spero di poter continuare a lavorare con alcune di loro. Al tempo stesso, comunque, mi trovo bene anche con registi uomini“.

I produttori hanno svelato il loro modus operandi quando decidono di realizzare una pellicola:

Daniel Dubiecki: “Noi non facciamo un solo tipo di film, ciò che conta per noi è essere fedeli e sinceri alla storia. Solo dopo aver organizzato un business plan decidiamo come procedere. Cuciamo, in seguito, questo modello di business su ciò che è la storia. Lavoriamo così“.

Lara Alameddine: “Noi scegliamo qualcosa che ci piace, chiedendoci perché il pubblico dovrebbe venire a vedere questo film, e cosa potrebbe portarsi a casa dopo averlo visto. Il viaggio che viene intrapreso in Please Stand By rappresenta ciascuno di noi, che si trova a dover affrontare una difficoltà, una sfida“.

La Fanning ha evidenziato che, spesso, molti, tendono a evidenziare il fatto che, aver iniziato giovane la sua carriera potrebbe aver avuto ripercussioni sulla sua infanzia:

“No, non deve essere necessariamente così. Mi risento un po’ quando mi chiedono questa cosa. Amo quello che faccio, l’ho sempre amato. Assolutamente non penso abbia avuto un impatto negativo sulla mia vita, anzi. Avevo 9 anni quando mi sono dovuta trasferire in un’altra città, a Mexico City. Questo ha implicato il dover iniziare a conoscere una cultura diversa, nuove persone ecc. A 14 anni mi sono trasferita per qualche mese a Hong Kong, e ho avuto modo di conoscere un mondo completamente diverso. Non so quante altre persone della mia età possono dire di aver vissuto esperienze del genere. Sono grata, e ringrazio per aver ottenuto tutto questo. Ho una famiglia e degli amici fantastici, sia fuori che dentro al settore“.

Scopriamo, però, quanto sia effettivamente fondamentale il ruolo della serie Star Trek e del personaggio di Spock nella pellicola:

Dakota Fanning: “Wendy, attraverso Star Trek, riesce a superare una serie di difficoltà. Usa la serie, e in particolare Spock (una guida in questo caso) per affrontare le sue più grandi paure. Star Trek la aiuta a comprendere il mondo che la circonda“.

Ben Lewin: “Penso che la cosa più affascinante sia scoprire le connessioni tra Star Trek e le persone autistiche. Possiamo considerare Spock il primo eroe autistico, perché anche lui non riesce a gestire le proprie emozioni. Sono dell’idea che questa connessione sia molto profonda. C’è una morale molto semplice da comprendere, che consente di capire il mondo dell’autismo“.

 

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About Author

Telefilm e Cinema addicted, è laureata in "Progettazione e Gestione di Eventi ed Imprese dell'Arte e dello Spettacolo" con una tesi che ripercorre le doti attoriali di Tom Hanks, evidenziando in particolare le sue sei interpretazioni in "Cloud Atlas". Fa parte dello staff organizzativo del Florence Korea Film Fest e del Dragon Film Festival.

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