RomaFF12: Chuck Palahniuk incontra il pubblico

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Proprio il giorno di Halloween, si è tenuto l’Incontro Ravvicinato dal titolo “American Gothic” che ha visto il celebre scrittore Chuck Palahniuk parlare al pubblico dei film dell’orrore che più lo hanno colpito. Nel corso dell’incontro, moderato da Antonio Monda, l’autore di Fight Club ha commentato delle clip tratte da Session 9, Miriam si sveglia a mezzanotte, Rosemary’s baby, Non si Uccidono così anche i Cavalli, Ballata Macabra e Coma Profondo, per riflettere sulle caratteristiche principali del genere gotico, anticipando il tema del suo prossimo libro e rivelando le sue paure.

Monda: prima di commentare i film che hai selezionato, cosa ci puoi dire su Fight Club? Com’è nata l’idea?
Palahniuk: con il montaggio, i film possono rapidamente saltare da un’informazione rapidamente. Il pubblico capirà lo stesso lo sviluppo narrativo. Lo stesso avviene nelle tavole dei fumetti. Sono mezzi che non hanno bisogno di transizioni. Volevo capire se potevo ripetere la stessa cosa nei romanzi, così ho creato le regole del Fight Club che mi avrebbero permesso un montaggio netto e pulito anche sulla carta.

Hai partecipato alle riprese?
Si, ho portato sul set tanti miei amici e anche il mio capo. A quel tempo stavo ancora lavorando in una fabbrica che costruiva camion, ma stavo per lasciare il mio lavoro. Con il mio superiore non avevo il rapporto del protagonista del film, adoravo le persone con cui lavoravo.

Come mai hai scelto questo film?
Questo è il più atipico che potrete vedere. È fuori da qualunque scherma. Non c’è una sottotrama romantica, non ci sono personaggi femminili, durante tutta la pellicola ascoltiamo in sottofondo registrazioni di sedute terapeutiche di persone malate di mente. Ci sono solo cinque – sei uomini che lavorano alla ricostruzione di un ospedale ai quali succedono cose orribili. Questo film sopravvive senza tutte quelle caratteristiche che consideriamo fondamentali per la realizzazione di un buon film, eppure è un ottimo prodotto. È come uno spettacolo teatrale.

L’America ci ha abituato a tragiche esplosioni di violenza, anche inspiegabile, come uomini armati che sparano nei licei e nelle università. Pensi che in questo tipo di violenza ci sia qualcosa di legato alla cultura americana?
Rispondendo sono costretto a parlare del mio prossimo libro. Sono alla ricerca di una teoria unificata che possa spiegare quelle morti violenti che accadono all’interno di uno stesso gruppo. Ci sono neri che si uccidono a vicenda, gay che si uccidono a vicenda, anche se in California è considerato reato contagiare  consapevolmente qualcuno con il virus dell’HIV, ma nessuno fa attenzione a queste morti, perché sono una questione interna ad un gruppo. È come se non  riguardasse gli altri. Ci sono anche bianchi che uccidono bianchi, bianchi che muoiono di overdose, che sparano. Sono quasi sempre maschi di una specifica fascia d’eta. Nel mio prossimo libro voglio illustrare una teoria che mostri come e perché ognuno di questi gruppi può uccidersi a vicenda senza che nessuno se ne occupi. Quando avevo presentato alla mia casa editrice l’idea avevo proposto come titolo una sorta di Mein Kampf americano, ma non risultava molto convincente. L’hanno bocciato.

Cosa ci puoi dire di questo film?
Le persone che hanno studiato la filmografia di David Fincher come se fosse un insetto da analizzare, hanno detto che questo è il suo film preferito e che tutto quello che ha fatto, sin dai suoi primi video-clip, riporta a Miriam si sveglia a mezzanotte. Quando uscì ero al college. È stato completamente ridicolizzato dalla critica. Dicevano che si trattava di due ore di spot pubblicitario per un profumo, ma la verità è che era diverso da qualunque altro film degli anni ’80 e per questo era considerato da scartare.  Anche se all’inizio non ebbe alcun successo, fu proprio la sua unicità a renderlo un classico, così come Fight Club. In Miriam si sveglia a mezzanotte si usano spezzo fotografie di una polaroid e  le riprese di telecamere di sicurezza. Questa tecnica non l’avevo mai vista in altri film, ma adesso è usata un po’ ovunque. È diventata quasi un cliché.

Questo non è un film gotico. Come mai è nella tua lista?
Perché voglio focalizzarmi sulla reinvenzione della forma classica di questo tema. Di solito i film di questo tipo ci presentano dei personaggi che si trovano in un posto isolato, in un luogo spettacolare dove vengono sottoposti a tante prove per essere decimati piano piano, così come in 10 Piccoli Indiani di Agatha Christie. Questo film ha praticamente lo stesso finale. Abbiamo questo gruppo di poveracci che, per un lunghissimo periodo, si trovano in un luogo chiuso dove subiscono terribili e sistematiche sofferenze, considerate una forma di intrattenimento. Con il proseguire dell’azione, queste persone o impazziscono o muoiono. Il culmine avviene quando il personaggio di Jane Fonda, per non perdere, continua a ballare con il corpo morto del suo partner.

Di solito nel genere gotico i personaggi pensano di avere un nuovo inizio. Credono nella promessa di una nuova vita e poi scoprono che hanno messo piede in un’organizzazione preesistente che poi li consuma. La fine di questa scena è anche molto ironica. Quando Rosemary lascia cadere il coltello, questo si conficca per terra. Viene subito estratto e il suolo viene strofinato per evitare che rovini il pavimento. Tutta la tensione della sequenza viene spazzata via da un ironico gesto. In questo film Polański, così come era stato fatto in Piano… piano, dolce Carlotta e in Che Fine ha Fatto Baby Jane, scrittura stelle del cinema dell’era precedente per assegnargli ruoli grotteschi. È quello che farà anche Fincher.

Cosa ti ha colpito di più di questo film?
Ballata Macabra ruota intorno a una coppia che lascia la città di fronte all’opportunità di affittare una villa enorme ad un prezzo ridicolo. Quando arrivano, scoprono che sono soli e che la casa è piena di cibo. Non hanno motivo di abbandonare la proprietà e, quando ci provano, non ci riescono perché la vegetazione è cresciuta così tanto da aver bloccato l’uscita. Mentre la casa si rigenera, vengono uccisi uno ad uno.  Ho scelto questo film perché mi è sembrato Shining, anni prima di Shining. È il film che ha inventato questo filone artistico. In realtà, c’è anche una pellicola degli anni ’30, rifatta negli anni ’40 incentrata su una donna ossessionata dall’idea di possedere una casa perfetta al punto da distruggere la vita delle persone che ci vivevano. 

Hai citato Shining. Apprezzi il lavoro di Stephen King?
Carrie ci ha mostrato qualcosa di nuovo. Era un’opera rivoluzionaria. Ma poi le  sue opere  successive hanno cominciato ad assomigliare troppo ad altro.  Shining era troppo vicino a Ballata macabra,  Christine – La Macchina Infernale ad un altro film passato inosservato chiamato The Car, ecc… Dovevi essere culturalmente cieco per non renderti contro che molte delle sue storie di grande successo erano troppo simili a film di serie b a basso budget che avevamo già visto al Drive-in.

Durante gli incontri che organizzo in un festival della letteratura a Capri, chiedo sempre agli scrittori che invito se, secondo loro, la letteratura sia una forma d’arte superiore, inferiore o diversa dal cinema. Tu sei stato l’unico a considerarla inferiore, perché?
Ovviamente stiamo paragonando il meglio del meglio in entrambi i campi. Penso ad Alien, realizzato da  un gruppo di persone incredibili o ad un miracolo come Elephant Man  e mi rendo conto che è questa natura collaborativa che dà al cinema una marcia in più. I migliori libri sono la visione di un solo uomo, mentre i migliori film sono la presentazione di una molteplicità di visioni incredibili.

Anche in questo film abbiamo una persona nuova che si inserisce in un organismo preesistente e  che , inizialmente, non si rende conto di far parte di un meccanismo orribile in un’istituzione nobile. È stato realizzato cinque o sei anni prima di Poltergeist – Presenza Demoniache. Lì vediamo una casalinga in una piscina di fango e cadaveri, qui assistiamo a qualcosa di simile, ma in maniera molto più organica e plausibile. Coma Profondo è la versione low budget di Poltergeist, ma il risultato è più grezzo e che io ammiro molto questo realismo anni ’70.

Nei suoi lavori di saggistica, Stephen King scrisse che l’horror che funziona è quello che ci permette di affrontare argomenti che altrimenti non avremmo il coraggio di trattare. I film su Frankenstein  avevano molto successo nel dopoguerra perché, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli avanzamenti della scienza medica avevano assicurato la sopravvivenza a tantissimi giovani che si ritrovavano immessi di nuovo nella società, ma con un corpo mutilato.Frankenstein permise la loro accettazione. Secondo alcune teorie, la fama di Dracula fu dovuta alla paura degli ebrei  dell’Europa dell’est che presto si sarebbero trasferiti verso l’occidente. L’horror è una valvola di sfogo per affrontare tutte le cose che ci procurano angoscia, ma che non possiamo ammettere ad alta voce.  Coma Profondo è un film prima del suo tempo, che affronta il tema del traffico di organi, argomento di cui nessuno parlò per almeno altri 25 anni. Rosemary’s Baby ci mette di fronte all’evidenza che le donne non hanno il controllo del loro corpo, non hanno diritti riproduttivi.

Cosa ti spaventa di più?
Ho paura di guidare e attraversare ponti molto alti, ma non è un tema abbastanza avvincente per un libro o per un film. Da piccolo ero terrorizzato da una scena di Pinocchio. È quella in cui  i ragazzi  arrivano nel Paese dei Balocchi e perdono la loro voce, possono solo ragliare: quello mi spaventava tantissimo.

Il film che ti ha fatto più paura?
Da adulto, credo Alien. Quando uscì lavoravo come maschera in un cinema. Con i miei colleghi l’avevamo visto mille volte, ma dopo la proiezione, quando dovevamo chiudere, avevamo sempre paura di spegnere le luci della sala. Da bambino, mi impressionavano quei finti documentari, perché pretendevano di raccontare la realtà. 

 

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Cinefila e telefilm dipendente, ha promesso di trovare qualcosa da scrivere su di sé, ma è rallentata dalla sua tendenza alla procrastinazione. Dicono che sia figlia unica, ma ha un cane.

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