Scandal: il recap del finale di serie

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Finalmente eccoci arrivati al fatidico momento: il finale di serie. Dopo un esordio memorabile e sette stagioni altalenanti, Scandal è arrivato alla sua conclusione. E vi dirò, viste le premesse, si poteva decisamente fare di meglio.

Ma andiamo con ordine. Come ricorderete, nella scorsa puntata i nostri eroi avevano puntato tutto sulla moralità di fondo di Lonnie Mencken, rivelandogli l’esistenza del B6-13 per far si che prendesse le distanze dalla congiura di Cyrus. E il piano ha funzionato fin troppo bene. Infatti durante un incontro con Olivia, alla quale promette il suo aiuto in cambio di una legge per il controllo delle armi, Lonnie si suicida. Tra l’altro lo fa sparandosi, cosa piuttosto contraddittoria.

Il suo gesto però riesce davvero a mettere la questione B6-13 sotto i riflettori: ora sarà una commissione federale a investigare sulla questione. Uno dopo l’altro, tutti i nostri protagonisti vengono chiamati a testimoniare. Olivia, i Gladiatori, Mellie e Fitz, tutti raccontano nel dettaglio ciò che sanno sull’organizzazione segreta che da anni gestisce la nazione da dietro le quinte.

 

Preoccupato per il suo complotto che sta andando a farsi benedire, Jake fa la sua classica mossa alla Gola Profonda appostandosi in un parcheggio per minacciare David. Non si capisce perché, tra l’altro, visto che la rilevanza di David nella questione non è chiara. Al momento più che procuratore federale degli Stati Uniti sembra semplicemente il consulente legale della Pope & Associates. Ad ogni modo, David ha imparato bene la lezione di Olivia su come si tiene un Ted Talk e in qualche modo riesce a far tentennare Jake, che lo lascia andare. Sul serio? Si è spinto fino a uccidere 

 

sua moglie per questo piano e ora si affloscia così? Jake Ballard si conferma come il personaggio peggio scritto nell’intera produzione di Shondaland.

Entra in gioco Cyrus, che non ha alcuna intenzione di lasciarsi rovinare la festa dalla ritrovata coscienza del suo complice: dopo aver invitato David nel suo studio, con la scusa di voler confessare, lo avvelena e poi lo finisce soffocandolo con un cuscino. A questo punto deve esserci stato un calo vertiginoso di ascolti perché davvero, certe morti solo per il gusto del shock factor non sono più accettabili nella tv moderna. Eliminare David, un personaggio tutto sommato apprezzabile, in un modo tanto prevedibile e insulso è indegno della serie persino ai suoi minimi storici, come lo sprofondo di noia che è stata la quarta stagione. E no, il romantico matrimonio lampo di Quinn e Charlie in carcere non basta a compensare cotanto squallore.

Ma ecco che ci avviciniamo alla conclusione. Rowan, che per tutta la puntata ha ignorato le richieste di aiuto di Olivia e Quinn, ora improvvisamente ha un picco di amor patrio e si presenta come testimone davanti alla commissione d’inchiesta, esponendo le sue responsabilità nella fondazione del B6-13 in modo molto pittoresco e retorico ma ben poco dettagliato. Dove sono le prove, i fatti? I membri della commissione sembrano perplessi ma in realtà… credono a tutto, e Jake finisce in galera. Ah. Tutti gli altri, compreso Rowan per qualche motivo che sfugge alla logica razionale, ricevono una carta “esci gratis di prigione”: nessuna conseguenza, per nessuno. Anzi, tranne Abby, che è rimasta “vedova”, sono tutti più contenti. Mellie non è più sotto impeachment, continua la sua storia d’amore con Marcus e vara la legge per il controllo delle armi. Olivia lascia la politica ed è chiaro che starà finalmente con Fitz. Cyrus è stato spinto a dare le dimissioni, e ha accettato senza opporre resistenza perché aver ucciso qualcuno con le sue mani ha, apparentemente, distrutto il suo spirito.

Il tutto si chiude con una scenetta graziosa: due ragazzine, in visita alla galleria d’arte che ospita i ritratti dei presidenti, si fermano davanti a un quadro che raffigura Olivia; un chiaro riferimento alla bambina che, di recente, è salita agli onori della cronaca per essersi innamorata di un ritratto di Michelle Obama.

Tirando le somme, possiamo dire che si tratta di un finale del tutto insoddisfacente. Pur essendo un lieto fine, il piattume generale fa sì che non ci sia un vero senso di chiusura, di conclusione; anche perché non sono stati i protagonisti a tirarsi fuori dai guai, ma il solito deus ex machina interpretato da Rowan. La mancanza di pathos e di verosimiglianza ha reso completamente vano lo sforzo per risollevare la serie che, nell’ultima mezza stagione, ci aveva regalato puntate avvincenti per la prima volta dopo tanto tempo. Peccato.

Ricordiamoci Scandal com’era nella prima stagione: divertente, adrenalinica con una trama ben congegnata.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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