Scandal: il recap della 7×10

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Di tanto in tanto, le serie ormai zoppicanti di Shonda Rhimes ci danno un barlume di speranza, un ritorno ai vecchi fasti. Nella nuova puntata a dare questa sensazione è l’esordio, un intervento in piena regola in cui i Gladiatori, con l’aiuto di Fitz, finalmente passano all’azione. Olivia viene attirata nella casa di Fitz in Vermont, con il pretesto di un weekend romantico: ad attenderla però ci sono Abby, Huck, David e Marcus, che in pratica la sequestrano. Dopo aver trovato nella chiavetta usb le prove dell’attentato ai danni del Presidente Rashad, sono convinti che la Pope abbia ucciso Quinn e le danno un ultimatum: dare le dimissioni dalla Casa Bianca prima di rovinare sé stessa e la nazione, oppure essere denunciata e processata per le sue azioni.

Novanta minuti di applausi. Intanto perché Fitz ha finalmente fatto qualcosa che non fosse dettato dalle sue parti basse, e poi perché rapire qualcuno per il suo bene è proprio il tipo di atto criminale benintenzionato che ci ha fatto affezionare ai Gladiatori in Doppiopetto nel corso della prima stagione. Ma i Gladiatori di sette anni fa erano anche più efficienti: stavolta invece Olivia sparge un paio di lacrime di coccodrillo, promette che si dimetterà, e in sostanza li mena tutti per il naso.

Epic fail, e tanti saluti al suddetto barlume di speranza. C’è un motivo se il simbolo di Shondaland comprende delle montagne russe in fiamme. Dopo gli alti vengono i bassi e stavolta si sfiorano bassezze da fossa oceanica: in particolare nella scena in cui Quinn e Rowan, davanti agli occhi attoniti di Charlie, cantano “Baby One More Time” di Britney Spears per far addormentare la piccola Robin. Ci sono situazioni in cui un cambio improvviso di atmosfera (dal drammatico al comico) funziona bene, ma purtroppo non è questo il caso. Scioccati da questa visione surreale, ci si rende a malapena conto della discussione tra Charlie e Quinn: lui vuole andarsene subito, lei non si sente al sicuro con Olivia ancora in circolazione, e non si può darle torto.

In parallelo assistiamo alle magiche avventure di Mellie, Jake e Cyrus alla Casa Bianca. L’assenza di Olivia e la scoperta che è stata proprio lei a far assassinare Rashad portano Mellie sul sentiero di guerra, spingendola a minacciare Jake di chiudere il B6-13 se non si sbriga a far saltare fuori la sua capa scomparsa. Come reazione, Jake a sua volta minaccia Cyrus, che ha fatto la spiata sull’attentato. Il cerchio si chiude con Cyrus che sprona Mellie a prendere in mano la situazione, anche se senza Olivia ha paura di non farcela e a dispetto di tutti i grandi discorsi à la Pope sul girl power e il fare fronte comune. La cosa ci lascia un po’ perplessi: apprezziamo la sincerità di Cyrus o disapproviamo la piega misogina che ha preso Scandal, serie considerata femminista? Bisogna considerare che trasformare un personaggio di donna forte in un mostro assetato di sangue e potere non è proprio il massimo per la causa. Da che parte stai, Shonda?

Ma torniamo a noi: finalmente libera, e con nessuna intenzione di lasciare la sua poltrona, Olivia fa ritorno alla Casa Bianca con il consueto power walk. Ma c’è un colpo di scena: Jake ha tramato contro di lei e ha preso il suo posto, offrendo a Mellie la sua collaborazione.

Le montagne russe ci hanno regalato una svolta inattesa; nessuno si aspettava che fosse proprio Jake, il cagnolino del B6-13, a fare lo sgambetto a Olivia. Il colpo basso potrebbe farle riconsiderare le sue azioni meglio dei discorsi dei suoi amici in Vermont; ma è più probabile che Darth Liv reagisca con l’artiglieria pesante. Ad ogni modo ci è tornata la curiosità di sapere come andrà a finire, ed è già un traguardo. Alla prossima puntata!

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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