Dov’è il mare? Chiede ad un certo punto Giuseppe, uno dei due ragazzini protagonisti. Lui, sequestrato per oltre due anni dalla mafia, il mare lo può solo odorare ma non vedere. Può solo affidarsi alle sensazioni come quelle dell’innamorata Luna che invano lo cerca tra i fantasmi che le riecheggiano nella mente e che sembrano voler comparire solo a lei. Tutto intorno sembra infatti non (voler) essere toccato dalle emozioni che metterebbero in moto il senso di colpa, la vulnerabilità e l’incapacità di azione. Tutti elementi comuni in chi tenta di raccontare la criminalità organizzata sicula ma che in questo caso sembrano voler esser a tutti i costi inglobati in qualcosa di più grande. Sono infatti quelle sensazioni generate più dal territorio che dal corpo a voler prevalere sulla consequenzialità del comportamento dell’essere umano, alla base di ogni di racconto classico. Delle linee di demarcazione tra spazio, luogo e tempo, tra ciò che è sogno e ciò che è reale, rimane quindi volutamente poco e tutto diventa confuso, in parte sperimentale, nella narrazione di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza.

sicilian ghost story

Quello che però i due mettono in scena usando questa via pseudo-fantasy non è puro estetismo (almeno non del tutto), quanto più un’analisi chiara e personale di cosa sia veramente la mafia in Sicilia. Cercano di concretizzare per immagini quello che molti sostengono da tempo, ovvero quell’attaccamento alla propria terra insito nel DNA di chi la vive che riesce a portare con sé anche geni che bisogna almeno tentare di estirpare. “Per ogni momento di silenzio nasce un mafioso”, si dice in una scena del film, a rimarcare come sia possibile connettere tutto ad una questione di sangue, di appartenenza ad una terra bellissima, certo, ma difficile.

Proprio per questo i registi giocano non solo sulle evanescenze, più o meno riuscite, di presenze ed assenze, ma anche sui livelli spaziali del sottosuolo, quasi a voler trovare una radice sempre più profonda da cui si diramano i corpi quasi senza peso che camminano tra il terriccio della regione. Come non è possibile considerare i personaggi senza la terra in cui sono piantonati, così è impensabile scollegare questo esperimento narrativo e visivo dall’idea forte che l’ha generata. Ed è proprio un punto di vista coraggioso e mai omologato come questo che oggi va difeso.

70%
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Un racconto visionario al servizio di un punto di vista sulla mafia e sulla territorialità siciliana forte e coraggioso

  • Voto di Martina Ponziani
    7
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Il suo cinema del cuore è quello che sta tra Margot Tenenbaum e Frances Ha. Una volta ha anche provato a vedere un cinecomic, ma è una cosa divertente che non farà mai più

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