Le avventure del giovane Han Solo, anni prima rispetto agli eventi di Una nuova speranza: un sogno che si realizza per moltissimi fan della saga di Star Wars, ma anche un’idea che ha fatto storcere il naso ai puristi. È il motivo per cui, stavolta, l’hype che precede l’uscita del film nelle sale è più prudente rispetto a Rogue One. Ma questo secondo capitolo della Star Wars Anthology, diretto da Ron Howard, non ha niente di cui preoccuparsi.

Il giovane Han (Alden Ehrenreich), ladruncolo in una città iper-industrializzata del pianeta Corellia, sogna una vita migliore per sé e per la sua ragazza Qi’ra (Emilia Clarke). Per Han, la fuga dalla gang che lo sfrutta passa prima per l’esercito imperiale, poi per un gruppo di ladri professionisti capeggiati dal carismatico Tobias Beckett (Woody Harrelson), sempre con l’obiettivo di tornare un giorno su Corellia e liberare Qi’ra. Si ritroverà invece invischiato nei piani dell’Alba Cremisi, un’organizzazione criminale parallela all’Impero e capeggiata dal pericoloso Dryden Vos (Paul Bettany).

Con un classico incipit da film di riscatto sociale suburbano, che potrebbe quasi costituire una storia a sé, la pellicola impiega parecchio a ingranare, e sembra voler provare diversi generi prima di trovare la sua strada, passando dal film di guerra all’heist movie. In quest’ultimo formato trova finalmente la sua dimensione: dopotutto parliamo della origin story di un contrabbandiere, che a quanto pare ha passato tutta la vita al servizio di qualche boss malavitoso, anche prima che entrasse in scena Jabba the Hutt. Solo – A Star Wars Story si muove in una zona grigia morale; assenti i grandi ideali della saga principale, è semplicemente la storia di un uomo con un passato terribile che cerca con ogni mezzo di conquistare la libertà.

A parte l’annosa questione della rotta di Kessel in dodici Parsec, il film non risponde a particolari interrogativi, come invece aveva fatto Rogue One. Non si tratta tanto di espandere la mitologia della saga, quanto di approfondire ciò che già sappiamo. Sotto questo punto di vista, oltre che nello sviluppo della trama, gli sceneggiatori Lawrence e Jonathan Kasdan non si assumono alcun rischio, e preferiscono muoversi lungo i rassicuranti binari di una storia d’avventura tradizionale. Ma è comunque bello assistere alla nascita dell’amicizia tra Han e Chewbecca, e vedere come si sono procurati il Millennium Falcon, anche se già sapevamo che Han l’aveva vinto al gioco a Lando Calrissian (Donald Glover). Ciò che veramente sorprende sono le parti in cui quasi ci si dimentica di avere di fronte un film di Star Wars, come le belle scene d’azione accompagnate dalla colonna sonora di John Powell, ma rigorosamente con il tema principale di John Williams.

Un sicuro punto di forza del film è il cast corale. Ehrenreich è un Han Solo gradevole e credibile ma viene messo in ombra da gran parte dei colleghi, su tutti gli ottimi Harrelson e Glover, ma anche da Emilia Clarke e Paul Bettany, o persino da Thandie Newton, qui purtroppo in un ruolo molto marginale. Perciò è una fortuna che, nonostante il titolo, la storia si regga più sull’insieme dei personaggi che sul singolo protagonista.

Nel complesso il film è molto divertente, ma sembra rifuggire le tematiche più serie o sentimentali. Il tradimento, la ricerca di una figura paterna o il dilemma su ciò che si è disposti a fare per sopravvivere non vengono affrontati veramente, tutto rimane superficiale. Non avrebbe guastato un pizzico di emozione in più.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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