Siamo davanti alle vicende, apparentemente non collegate, di cinque donne arrivate ormai da tempo in Italia, ognuna da parti del mondo lontane e differenti. C’è Radi che viene dalla Bulgaria, Sihem dalla Tunisia, Sonia dalla Cina e le due amiche Ana e Ljuba dalla Croazia e dalla Serbia.

Strane Straniere, il documentario di Elisa Amoruso, si addentra in due mondi complessi che sovrapposti aumentano esponenzialmente nella loro complessità: quello dell’immigrazione e quello delle donne nell’ambito del lavoro, più in particolare in quello imprenditoriale. Le storie raccolte e raccontate dall’antropologa Maria Antonietta Mariani e da Elisa Amoruso hanno come protagoniste  cinque donne che con delicata naturalezza si pongono davanti alla macchina da presa, trasmettendo inevitabilmente una precisa e silenziosa condizione, un’atmosfera fortemente nostalgica che non riesce non a rimandare alle terre lontane che si sono lasciate alle spalle.

Ma al contempo, queste immagini raccontano donne comuni che hanno a che fare con la dura realtà imprenditoriale, dura per tutti, sempre un pochino di più quando si tratta del gentil sesso, come si suol dire.

Attraverso  l’accurata regia della Amoruso, che decide consapevolmente di non passare per una cronaca esplicita, ma di seguire le sue protagoniste con un’insistenza silenziosa, le vite di queste donne sono descritte nei loro semplici momenti di quotidianità. Le vediamo nei loro movimenti e nei loro affari, spesso riprese di spalle mentre indaffarate vivono la giornata.

Così c’è Sonia che ha fatto del suo famoso ristorante cinese la sua nuova casa romana,  che come una regina cammina per Piazza Vittorio, diretta in strani luoghi sconosciuti per organizzare al meglio, come ogni anno, il Capodanno Cinese. C’è Sihem, che arrivata ad Aprilia ha aperto La Palma del Sud, associazione d’aiuto per stranieri e italiani in difficoltà economiche. Ci sono Ana e Ljuba, amiche strette, che insieme gestiscono una piccola galleria d’arte a Roma. E infine Radi, che seguendo l’amore sbagliato in Italia ha trovato quello della vita, il mare. Radi che ogni mattina s’imbarca come apprendista di pescatori, che vuole una barca tutta sua, ma che ancora non riesce a tuffarsi nell’acqua per paura di disturbare la casa dei pesci.

Questo piccolo documentario trova nel racconto della vita di queste cinque donne la sua piccola nota poetica.  Attraverso il suo modo di raccontare sembra proprio che l’Amoruso abbia assunto e gridato ad alta voce la regola aurea del documentario: mettersi da parte e far parlare la realtà stessa, lasciando che si racconti da sè, senza che il giudizio di chi è esterno a essa interferisca con le sue storie.

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Awesome

Un documentario dall'accurata regia che lascia parlare la realtà stessa.

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