La regista francese Mia Hansen-Love sbarca al Festival di Torino con L’avenir, presentato nella sezione Festa Mobile, e vincitore dell’Orso d’argento per la miglior regia alla scorsa Berlinale. Nathalie Chazeaux (Isabelle Huppert) è una professoressa di filosofia. Suo marito, dopo ben venticinque anni di matrimonio, decide di lasciarla per un’altra donna, costringendola così a modificare l’intero assetto della sua esistenza.

Gli elementi di base della pellicola sono decisamente familiari alla giovane cineasta: i suoi genitori, esattamente come Nathalie e il marito, erano professori di filosofia. Quest’ultima, vero baluardo nella vita della protagonista, aleggia e infarcisce ogni evento, dall’adulterio del coniuge al rapporto morboso con la madre. Nonostante ciò, l’occhio registico non aggredisce il pubblico con lezioncine e intellettualismi, ma cerca di stabilire un dialogo mirato all’elevazione della filosofia in quanto elemento puro di riflessione, superamento della gabbia del rimurginio e delle emozioni soffocanti. Sebbene in apparenza lo stile di vita di Nathalie appaia arido, stregato dalla carta dei suoi amati libri piuttosto che dall’esperienza corporea, la Hansen-Love, con estrema intelligenza, riesce a motivarne i comportamenti. La sua protagonista infatti, forte di una base solida di raziocinio, riesce ad evitare le inutili sovrastrutture dietro le quali siamo soliti nasconderci quando il mondo non ruota dalla parte giusta. Possiede l’abilità di svestire gli eventi dell’apparente portata catastrofica per trasformarli in tesori di crescita personale, anche se la tempistica sembra estremamente breve.

La cineasta non scade mai in twist narrativi che esulino dal percorso personale di Nathalie. Perfino il rapporto con Fabien, suo ex allievo, sebbene colorato di sottotesti verbali e fisici, rimane taciuto a fronte di un carattere femminile libero dagli estremismi e dalle spinte rivoluzionarie che invece il ragazzo insegue. La Hansen-Love, come Nathalie, mette in atto una ricerca all’interno della propria vita. Insegue la sua verità e va ad indagare passato, presente e futuro convinta che le risorse, per quanto nascoste, vivano di ciò che abbiamo saputo raccogliere. I giorni che verranno incutono meno timore se il nostro riflesso non ci fa paura, parola di Mia.

80%
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Awesome

L’occhio registico non aggredisce il pubblico con lezioncine e intellettualismi, ma cerca di stabilire un dialogo mirato all’elevazione della filosofia in quanto elemento puro di riflessione, superamento della gabbia del rimuginio e delle emozioni soffocanti.

  • Voto di L'avenir
    8
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