Sully è la storia di Chesley Sullenberger, il pilota d’aerei che il 15 gennaio 2009 riuscì a compiere un ammaraggio sul fiume Hudson, dopo che, poco più di cinque minuti dal decollo, l’aereo venne colpito di quello che in gergo si chiama birdstrike, uno stormo di uccelli risucchiati dai motori. Il volo della compagnia aerea US Airways, numero 1509, trasportava con sé 150 passeggeri, più 5 membri dell’equipaggio. Al momento dell’impatto, sul fiume gelato di una freddissima New York invernale tutti e i 155 esseri umani del volo erano miracolosamente salvi. Grazie all’efficienza e alla prontezza dei soccorritori, anche nel tempo che seguì l’ammaraggio, nessuno morì.

Clint Eastwood dirige con maestria questo film, basandosi sulla biografia di Sullenberger, detto Sully, Highest Duty: My Search for What Really Matters. Tradotto: Il più alto dovere, la mia ricerca su ciò che realmente conta. L’opera ragiona a fondo sugli accadimenti che si verificarono dopo l’incidente, dove la questione principale per la compagnia aerea e per le assicurazioni era fondamentalmente “dove sta l’errore umano?”. Attraverso delle precise simulazioni dei computer e tramite un calcolo generato dal computer stesso, si arriva a sospettare: il motore non era totalmente spento, ma era al minimo, la quota non era così bassa, insomma c’era tempo per effettuare un atterraggio tornando all’aeroporto di partenza o sfruttando una delle piste circostanti. Ed è qui che entra in gioco l’importanza del fattore umano, della capacità di agire ma soprattutto dell’esperienza, di contro ai freddi calcoli dei computer che non temono di certo per la loro vita, ne per quella di 155 persone.

Tutto questo passa attraverso la recitazione superba di un Tom Hanks dai capelli bianchi e gli occhi profondi ed esausti, da cui traspare il costante dubbio di aver sbagliato, la consapevolezza di aver rischiato la morte e di aver compiuto un miracolo, riuscendo in una grande impresa attraverso una decisione presa lucidamente in un momento di estrema difficoltà. Oltre a questo c’è poi la ricostruzione dell’accaduto,  ma chiamarla così è ovviamente riduttivo. Eastwood riesce come sempre a far volare altissima la tensione; anche se superficialmente ci fa conoscere qualche passeggero, che potrebbe essere ognuno di noi, in ritardo al gate, sull’aereo con i propri cari. Con accanto il copilota Jeff Skiles (Aaron Eckhart), siamo lì su quell’aereo insieme a Sully, in quei minuti che si ricorderanno per sempre. Assistiamo, nell’era in cui più si vola, a ciò sembra davvero essere una morte da cui non c’è mai via di scampo. O quasi.

80%
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Eastwood riesce come sempre a far volare altissima la tensione; anche se superficialmente ci fa conoscere qualche passeggero, che potrebbe essere ognuno di noi, in ritardo al gate, sull’aereo con i propri cari.

  • Voto di Alice Catucci
    8
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