The Defenders: la recensione della serie Netflix

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Nell’immaginario televisivo, New York è quel luogo magico in cui accade ogni catastrofe possibile e immaginabile, naturale e non, senza che gli abitanti la abbandonino in massa e, cosa ancora più incredibile, senza che gli affitti subiscano un forte ribasso. L’ultima insidiosa minaccia a incombere sulla Grande Mela del piccolo schermo è nientemeno che la Mano, millenaria organizzazione criminale dedita alla ricerca del potere e dell’immortalità. Un avversario già incontrato nelle serie Marvel distribuite sulla piattaforma Netflix: la presenza sotterranea della Mano si percepisce nelle serie stand-alone di Jessica Jones e Luke Cage, emerge in Daredevil e diventa antagonista principale nel recente Iron Fist.

Matt Murdock alias Daredevil, avvocato cieco con una seconda vita da vigilante mascherato; Jessica Jones, investigatrice privata dalla forza sovrumana, che annega nell’alcol i traumi del passato; Luke Cage, ex carcerato, invulnerabile protettore di Harlem; e infine Danny Rand, ovvero l’immortale Iron Fist, giovane ingenuo addestrato alle arti marziali da una società segreta di monaci guerrieri. Sono questi i quattro improbabili eroi che si uniscono per combattere la Mano e salvare la loro città, diventando The Defenders, i Difensori di New York.

Al pari della turbolenta relazione fra i suoi protagonisti, The Defenders è una serie che ha molti alti e bassi. In particolare le prime due puntate spiccano per lentezza: è una sfida fondere insieme in modo armonico quattro linee narrative che, nonostante si siano già sovrapposte, hanno ognuna un ritmo, uno registro e un tono propri. Lo showrunner Marco Ramirez, già autore della seconda stagione di Daredevil, si prende i suoi tempi nello sfumare gli stili di regia e le scelte cromatiche che accompagnano ogni personaggio, riuscendo a far risaltare il quinto protagonista, ovvero la città stessa di New York. Lo spettatore, intanto, scalpita per l’impazienza di vedere finalmente riuniti i Defenders, cosa che accade solo nella terza, memorabile puntata. A farci trovare i quattro nella stessa scena è una fantastica scena di lotta, coreografata in modo impeccabile e anche piuttosto divertente. Ma è ovvio che nell’improvvisata squadra debba esserci qualche attrito: se Matt Murdock (Charlie Cox) è riluttante all’idea di riprendere i panni del Diavolo di Hell’s Kitchen, Jessica Jones (Krysten Ritter) lo è altrettanto nel digerire il suo recentissimo status di eroina, mentre il senso di comunità di Luke Cage (Mike Colter) lo spinge a mettere l’interesse di Harlem prima di ogni altra cosa, in contrasto con il manicheismo di Iron Fist (Finn Jones), il cui unico scopo è annientare la Mano. Per fortuna si stabiliscono presto almeno due dinamiche interessanti: in primo luogo l’immancabile amicizia fra Danny e Luke, che abbonda di spunti comici, non sempre sfruttati a dovere. In secondo luogo la strana sintonia che si instaura fra Matt e Jessica, che a dispetto dei caratteri molto simili sembrano migliorarsi a vicenda.

Fanno da collante fra i quattro non solo l’onnipresente Claire Temple (Rosario Dawson), ma soprattutto Sigourney Weaver nel ruolo di Alexandra, capo della Mano e principale avversaria dei Defenders. Alexandra è un’antagonista raffinata e intelligente, all’altezza del meraviglioso Kingpin di Vincent D’Onofrio nella prima stagione di Daredevil, resa ancora più formidabile dalla sua assoluta sicurezza di essere nel giusto e dal desiderio disperato di prolungare la sua secolare esistenza. È lei a riportare in vita Elektra (Elodie Yung), amore perduto di Daredevil, trasformandola in un’arma vivente che serve la Mano sotto il nome di Black Sky. Elektra riesce a infondere dinamismo in un conflitto che senza di lei, in quanto basato principalmente sulla storia di Iron Fist, ovvero la più fiacca delle quattro, sarebbe risultato un po’ debole. Non è un caso se ritroviamo molti comprimari di Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage, mentre di Iron Fist, a parte certo il protagonista, rimane solo Colleen Wing (Jessica Henwick). Molto interessante anche il ritorno di Stick, anziano e ambiguo mentore di Daredevil e Elektra, interpretato da Scott Glenn. In generale, però, mettere insieme quattro protagonisti ha comportato una significativa riduzione dello spazio dedicato agli altri personaggi, e se ne sente parecchio la mancanza. C’è da considerare che, a differenza delle precedenti serie stand-alone, stavolta la Marvel Television ha voluto optare per un formato ridotto, di soli otto episodi. La storia ha guadagnato in ritmo ciò che ha perso in caratterizzazione dei personaggi, ma quest’ultimo aspetto ha minato in parte anche l’empatia che si prova nei confronti dei protagonisti: in varie scene, per quanto toccanti, lo spettatore ha difficoltà a emozionarsi perché gli è mancato il tempo di immedesimarsi. Non si può negare, però che la narrazione funzioni. È quasi impossibile interrompere la visione, e si finisce per divorare l’intera miniserie tutta in una volta.

Alla fine, però, rimane un sottile senso di insoddisfazione. Magari più perché si tratta di una serie che abbiamo aspettato a lungo, e in cui abbiamo riposto molte speranze, più che per i suoi veri difetti, che di sicuro ci sono, ma sono comunque meno degli aspetti positivi. Per gli appassionati del genere vale di certo la pena di vedere The Defenders, e occhio alla classica scena post-credits tipica dei prodotti Marvel: alla fine dei titoli di coda vi aspetta il teaser trailer di The Punisher.

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About Author

Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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