Sulla carta, The Deuce ha tutti i numeri per essere un’ottima serie. Ha seguito con diligenza la ricetta più in voga nella serialità televisiva odierna, mescolando in parti uguali argomenti pruriginosi e ambientazione vintage, e coronando il tutto con un cast di un certo calibro. In più, è distribuita da HBO.

Il trailer, la sinossi ufficiale e le interviste ad attori e registi ci avevano promesso un grandioso affresco dei bassifondi newyorkesi negli anni ‘70, con il boom dell’industria pornografica, la prostituzione, il traffico di droga, la mafia e la diffusione dell’HIV. Ben poco di tutto questo compare nel pilot, eh sì che si tratta di un puntatone da un’ora e mezza. Ma andiamo con ordine.

James Franco (127 Ore, Spider-Man) interpreta Vinnie e Frankie Martino, rispettivamente barista e scommettitore incallito, due gemelli italo-americani che tentano di guadagnarsi da vivere nella Grande Mela con attività più o meno squallide e non sempre legali. Vinnie, il più responsabile dei due, ha un certo fiuto per gli affari, ma è frenato da una disastrosa situazione familiare e dai debiti di gioco di suo fratello. Il suo lavoro di barista lo porta ogni sera a contatto con la fauna notturna di Times Square: prostitute come la giovane Lori (la Emily Meade di The Leftovers e Money Monster) e papponi come Larry Brown, impersonato da Gbenga Akinnagbe (Pelham 123, Fuori controllo).

Nell’ambiente spiccano Maggie Gyllenhaal (Il Cavaliere Oscuro, The Honourable Woman) nei panni di Eileen, detta Candy, una donna che si prostituisce senza rendere conto ad alcun protettore, e C.C. (Gary Carr), in apparenza gioviale e premuroso, ma in realtà violento e brutale con donne che sfrutta. Infine c’è Abby, studentessa universitaria brillante e spregiudicata interpretata da Margarita Levieva (Revenge, Invisible), che incontra Vinnie in circostanze molto particolari.

Non c’è molto altro, in questo pilot tormentosamente lungo, a parte la presentazione del cast corale e una ricerca ossessiva, quasi morbosa, di un’estetica anni ‘70 difficile da riprodurre senza cadere nello stereotipo. E di stereotipi ce ne sono già tanti nella caratterizzazione dei personaggi. La prostituta dal cuore d’oro, la studentessa ribelle troppo intelligente per il suo stesso bene, i fratelli dai caratteri apparentemente opposti ma, forse, non poi così tanto. Per non parlare di James Franco che interpreta magistralmente sé stesso indipendentemente da quale dei due gemelli stia portando in scena, con uno stile invidiabile ma già visto.

Dal canto suo, Maggie Gyllenhaal svetta su tutti gli altri con la sua Candy, il cui monologo sull’etica del lavoro rivaleggia con il dialogo iniziale fra due papponi che paragonano lo stile di governo di Nixon all’arte di tenere a bada una “scuderia” di prostitute. Queste due memorabili scene, però, non compensano neanche lontanamente il nulla cosmico di gran parte dell’episodio.

Forse il tema principale del racconto, ovvero la legalizzazione della pornografia, è stato lasciato volutamente fuori da questa prima puntata, per accrescere la curiosità dello spettatore e invogliarlo a continuare la visione. Se queste erano le intenzioni degli ideatori della serie, ovvero David Simon e George Pelecanos (autori rispettivamente di The Wire e The Pacific), allora per chi scrive non si può certo dire che abbia funzionato. Novanta minuti di The Deuce sono più che abbastanza, grazie.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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