The Long Road Home: la recensione del pilot con Kate Bosworth

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Nella vita le cose non vanno sempre come uno se le aspetta. I soldati statunitensi inviati in Iraq nella primavera del 2004 si aspettavano una tranquilla missione di peacekeeping, ma si sono ritrovati ad affrontare la battaglia di Sadr: un conflitto di otto ore, in seguito ribattezzato “Black Sunday”. Da parte nostra, noi spettatori ci siamo imbarcati nella visione di The Long Road Home aspettandoci tensione, coinvolgimento, fiato sospeso; e invece abbiamo più volte sfiorato la narcolessia.

The Long Road Home è tratto dall’omonimo libro di Martha Raddatz, giornalista che nel 2007 ha descritto vividamente la battaglia avvenuta a Sadr, nei pressi di Baghdad, fra truppe americane e insorti iracheni. La miniserie in otto episodi ha successo nel rappresentare fedelmente lo scenario di guerra, meno nel conferire spessore ai personaggi. Si tratta pur sempre di una serie targata National Geographic, e sfoggia una qualità semi-documentaristica in cui il realismo va spesso a discapito delle emozioni.

Certo, seguiamo molto da vicino i soldati impegnati nello scontro, in particolare l’equilibrato caposquadra Aguero (E.J. Bonilla) e il suo impulsivo subordinato, il sergente Bourquin (Jon Beavers). Ma non entriamo quasi mai in vera empatia con loro, né con il loro superiore, il generale Volesky, interpretato da Michael Kelly (Man of Steel, House of Cards). Tuttavia è lodevole lo sforzo di ritrarre non solo la sofferenza dei militari, ma anche quella dei civili iracheni coinvolti nel conflitto.

Fa storcere il naso, invece, l’alternanza fra le scene ambientate in Iraq e quelle che riguardano le famiglie, in particolare le mogli, dei soldati, rimaste a casa negli Stati Uniti. Il contrasto fra eroici uomini d’arme che rischiano la vita e consorti angosciate che non possono far altro che pregare è francamente stantio. E non è nemmeno il più abusato fra i tanti cliché da film di guerra che troviamo in The Long Road Home: si passa dal bambino iracheno che viene medicato e riceve dei regali, al giovane soldato dagli occhioni sgranati e il viso terreo che è praticamente un must del genere. C’è poi il classico cameratismo fra commilitoni, che paradossalmente è la parte più riuscita della storia. I dialoghi fra i soldati, che cercano con scherzi e sbruffonate di esorcizzare la paura, ce li fa sentire più vicini dei flashback riguardanti le mogli e le fidanzate in attesa, fra le quali spiccano Kate Bosworth e Sarah Wayne Callies (The Walking Dead, Into the storm) nei panni di Leann Volesky.

Nonostante le buone intenzioni, il potenziale narrativo di The Long Road Home va sprecato in un inutile annacquamento del materiale, che poteva essere rappresentato più brevemente e con un ritmo più incalzante. Manca di anima e, cosa ancora peggiore, di spirito critico, finendo per assomigliare spesso a un filmato di propaganda militarista in cui i soldati americani sono dipinti solo ed esclusivamente come eroi. Di quelli, negli ultimi anni, abbiamo avuto abbastanza.


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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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