Recentemente sembra che il network Spike, noto soprattutto per reality show come Lip Sync Battle e Ink Master, stia cercando di ampliare il suo raggio d’azione con serie quali Le Cronache di Shannara e la miniserie crime di prossima uscita Waco.

Anche The Mist, serie di 10 puntate basata sull’omonimo romanzo di Stephen King, fa parte di questa operazione. Non si tratta del primo adattamento: già nel 2007 era uscito il film The Mist, diretto da Frank Darabont (showrunner di The Walking Dead). A differenza della versione cinematografica, però, la serie The Mist ha personaggi completamente nuovi rispetto al libro e, pur mantenendo l’ambientazione nel New England, ad essere assediata da una nebbia soprannaturale non è più l’originaria Bridgton, ma l’immaginaria cittadina di Bridgeville, nel Maine.

Al centro dell’azione troviamo la famiglia Copeland, con Morgan Spector (Boardwalk Empire) e Alyssa Sutherland (Vikings) rispettivamente nei ruoli di Kevin, un padre troppo permissivo, e sua moglie Eve, anticonvenzionale insegnante di educazione sessuale nel liceo cittadino.

La tensione fra i due coniugi, oltre che quella esistente fra Eve a la bigotta comunità di Bridgeville, si acuisce quando Alex, la loro figlia adolescente interpretata da Gus Birney, subisce una presunta violenza sessuale nel corso di una festa tra liceali.

Alle vicende dei Copeland si affiancano quelle di Mia (la Danica Curcic di The Bridge), una donna in fuga dal passato misterioso, e dell’anziana Nathalie, interpretata da Frances Conroy (American Horror Story), la prima a osservare lo strano comportamento degli animali della zona e a intuire che qualcosa di strano sta per accadere. A tentare inutilmente di dare l’allarme è anche Bryan, soldato affetto da amnesia che giunge a Bridgeville per avvertire gli abitanti sull’imminente arrivo di una nebbia pericolosa, ma non viene creduto e, anzi, finisce rinchiuso in una cella.

La nebbia che dà il nome alla serie arriva solo nell’ultima parte dell’episodio pilota diretto da Adam Bernstein (Fargo, Breaking Bad). In pochi minuti, però, miete già le prime vittime e inizia a seminare il panico fra la popolazione locale, sorpresa dal banco di foschia soprannaturale in diversi luoghi: la stazione di polizia, il centro commerciale, la chiesa. Chi o cosa si aggiri nella nebbia, per il momento, non ci è dato sapere: l’unico possibile indizio che abbiamo è la continua presenza, nel corso della puntata, di insetti di vario genere.

La nebbia in sé non spaventa granché, forse anche a causa di effetti speciali non proprio entusiasmanti. Ma l’impostazione dell’episodio pilota rende evidente l’intenzione degli autori di porre l’accento sulle dinamiche sociali all’interno della cittadina, messe a nudo ed esasperate da una situazione estrema, più che sull’aspetto fantascientifico. Come nell’opera di King, l’obiettivo è analizzare la natura umana, calando personaggi comuni in un contesto fuori dal comune. Il problema di The Mist è che i suoi personaggi sono fin troppo comuni, o meglio, stereotipati. C’è il genitore “alternativo”, la figlia ribelle, il giovane gender-fluid rifiutato dalla famiglia (giusto per distanziarsi dal solito “migliore amico gay” della suddetta figlia ribelle), l’anziana inquietante e un po’ veggente, e via di seguito.

Molte scene sanno di già visto, ed è facile prevederne l’andamento. Nel complesso, però, il cast appare abbastanza solido da far pensare che una svolta sorprendente sia possibile nei prossimi episodi. Anche il finale fa venir voglia di proseguire nella visione, se non altro per scoprire qualcosa di più sulla misteriosa nebbia assassina. Perciò vale la pena concedere a The Mist il beneficio del dubbio; aspettiamo di vedere che direzione prenderà.

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Aspirante sceneggiatrice, ha una dipendenza da popcorn e non sa vivere senza una tastiera. Nel tempo libero pratica il binge-watching e si rende impopolare snobbando Sorrentino. Estimatrice di fantasy e sci-fi e appassionata di cinema d'animazione, è portatrice sana di sindrome di Peter Pan.

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